Tra le varie associazioni che si occupano, e si preoccupano, di tenere sotto controllo vigneto e viti, e dunque il vino prodotto, viene subito spontaneo pensare a VinNatur, l’associazione fondata da Angiolino Maule.

vinnatur_1Angiolino ha più volte detto e ripetuto che per lui l’analisi di quel che accade nel suolo delle vigne è fondamentale, sia per quel che riguarda i parametri ambientali che per quelli microbiologici, visto che le radici delle viti penetrano profondamente nel terreno, trovando condizioni ambientali diverse nel loro viaggio verso il basso, e con ambienti microbiologici differenti.

Un monitoraggio attento di quel che accade nel vigneto, quindi, è fondamentale.

Grazie a Laura Sbalchiero, press woman di VinNatur, sono entrato in contatto con l’agronomo Stefano Zaninotti della società Vitenova, nata nel 2008 per collaborare con aziende vitivinicole per aiutarle ad ottenere la miglior qualità del vino dal proprio vigneto. A lui e ad Alessandro Maule ho rivolto alcune domande.

L’esperienza con VinNatur

VitenovaIl dr. Zaninotti incontra Maule nel 2011, e gli parla degli studi che sta portando avanti con una collega biologa presso l’Università di Udine; parte quindi nel 2014 il progetto “Fertilità Biologica” condotto su 15 aziende facenti parte di VinNatur. I test vanno avanti anche con l’aiuto di un botanico e di una entomologa, effettuando analisi ed elaborazioni di indici della biodiversità dei terreni.

Quest’anno Vitenova ha iniziato un nuovo progetto con l’Associazione Viticoltori delle Colline Biellesi, con lo scopo di raccontare il terroir di 14 vigneti storicamente riconosciuti come ‘cru’ attraverso mappe cartacee ed informatiche, utilizzando anche tecniche GIS (Geographic Information System).

Le attività di indagine si basano su controlli ed analisi che, iniziando dal terreno, arrivano fino agli acini campionati subito prima della vendemmia. Si va dalle analisi chimico-fisiche del terreno sui profili 0 – 40 cm e 40 – 80 cm, a quelle sulla biomassa, ossia la quantità di microrganismi presenti nel terreno, come batteri e funghi al calcolo del Quoziente di Respirazione (la quantità di CO2 emessa per unità di tempo per unità di Biomassa).

Sulla vite viene fatta l’analisi nutrizionale delle foglie in fioritura, del picciolo in invaiatura e dell’acino alla raccolta, oltre la verifica della texture (la trama superficiale) dell’acino, in collaborazione con l’istituto Edmund Mach di San Michele all’Adige.

Il tutto viene concluso da analisi botanica ed entomologica.

Monitoraggio sul campo

Le analisi sono effettuate tra aprile e maggio, più due visite in vigna a maggio e settembre per il monitoraggio botanico e l’indagine entomologica. I dati vengono inseriti in un database ed elaborati statisticamente, con una profondità temporale di 5 anni di controllo. Per ora VinNatur partecipa con 15 aziende e 30 vigneti, con una profondità del dato di 3 anni. Nel 2017 verranno presentati i risultati.

Non vengono usate tecnologie come sensori o droni, perché per il tipo di analisi che vengono effettuate non sono necessari sistemi di controllo a distanza; i test nelle vigne di VinNatur vengono effettuati tutti ‘a mano’, e quindi ogni sessione di dati richiede una persona; spesso è necessaria la presenza del proprietario o comunque del conduttore della vigna.

Anche Alessandro Maule, a cui ho posto la stessa domanda, mi conferma che non gli risulta l’uso di sensori o droni presso le cantine dell’associazione, sebbene sia convinto che possano essere strumenti utili per il monitoraggio continuo dei vigneti, soprattutto in primavera ed in estate.

Personalmente ho sollecitato alcune aziende vitivinicole a utilizzare droni per un report fotografico di vigneti appena piantati o poco prima dell’impianto; sono foto molto utili in futuro per gestire con precisione le disomogeneità naturalmente presenti quando trattiamo in modo omogeneo il vigneto stesso (Stefano Zaninotti)

Naturale, per la precisione

L’agronomo inoltre ci tiene a sottolineare, come ha fatto anche telefonicamente quando ci siamo sentiti la prima volta, quello che secondo lui è il concetto di Viticoltura di Precisione:

Questo termine a mio parere può avere almeno due interpretazioni: la prima riguarda aziende che fanno dell’ottimizzazione dei fattori di produzione una priorità, sono aziende interessate a essere più efficienti per ridurre costi e migliorare le “prestazioni” di vigneti e vini. E’ un concetto “industriale”, quasi quanto l’avvento dell’automazione per le catene di montaggio (migliora il prodotto e diminuiscono i costi e i difetti). La seconda interpretazione di viticoltura di precisione riguarda quelle aziende grandi o piccole che, anche passando attraverso un aumento dei costi, vogliono avere la più alta consapevolezza di ciò che sta accadendo in vigneto, utilizzando le analisi e le tecnologie solo a supporto di detto obiettivo.

E’ chiaro che questo comporta una costante presenza nel vigneto, e la conoscenza di ogni settore, di ogni zona a rischio gelate o malattie è estremamente profonda in molti vigneron, che conoscono l’intera storia del vigneto.

Tutte le aziende con cui collaboro ritengono importante questa seconda interpretazione, comprese tutte e 15 le diverse realtà VinNatur che partecipano alle due sperimentazioni. Credo infine, che detto spirito pervada Angiolino Maule come tutti i suoi associati (Zaninotti)

Le considerazioni di Alessandro in merito a questo argomento sono piuttosto interessanti:

Le aziende aderenti a VinNatur sono molto spesso di piccola entità (la superficie media per azienda è di 8 ettari circa) e quindi anche di gestione familiare. Spesso può esserci un approccio diffidente o disinteressato nei confronti di queste tecnologie, dato dal fatto che il vignaiolo conosce già (o crede di conoscere) in modo approfondito le sue vigne, le cura direttamente, si può quasi dire che le conosca una per una. Questa tipologia di tecnologia spesso ha costi d’acquisto e di gestione che una piccola azienda difficilmente riesce a sostenere. Da un nostro punto di vista è comunque interessante conoscere l’evoluzione che c’è in questo settore poiché sicuramente ci permette di migliorare il nostro lavoro di viticoltori.”

Conclusioni

Le parole di Stefano Zaninotti rendono molto chiaro quanto ci sia da lavorare, e quanto lavoro svolga insieme a VinNatur, per capire come funziona il vigneto, cosa va a finire nell’uva e dunque nel vino, e quanto sforzo sia necessario per comprendere tutta la complessità di un vigneto, dalle radici al cielo.

Se poi questo sforzo possa essere alleviato dall’uso della tecnologia, ben venga quando questo sia, come scritto sopra, un mezzo e non uno scopo.

Quanto afferma Alessandro è probabilmente il nuovo fronte dell’uso della tecnologia nei vigneti, come sistemi di monitoraggio di prossimità o remoto, o anche solo una mappatura geografica degli appezzamenti, ossia il costo.

Fin quando non si riuscirà a rendere meno costoso il loro uso, e dimostrare un effettivo ritorno sia in termini economici che in termini qualitativi, il rischio è che molti esperimenti rimangano tali. E’ chiaro, anzi, ‘naturale’, che il vignaiolo si fidi molto più del suo istinto e della profonda conoscenza che possiede del vigneto, che di diavolerie tecnologiche che svolazzano di qua e di là sopra le viti. Ma il vignaiolo è persona saggia, e la sua sapienza è fondamentale per trovare quell’equilibrio necessario tra l’utilizzo di tecniche moderne e conservazione della tradizione, in modo che le nuove tecnologie siano uno strumento, e non un obbiettivo.

Il lavoro che stanno facendo a VinNatur è encomiabile, di alto valore conoscitivo e condotto in modo sistematico, ed è un approccio corretto alla ricerca dell’equilibrio nell’usare la sapienza del vignaiolo e la precisione quantitativa dello strumento scientifico. Sarebbe un peccato vedere questo lavoro confinato ad una sola associazione, e potrebbe essere il vero biglietto da visita del vino italiano nel mondo.

Grazie al dottor Stefano Zaninotti, ad Alessandro Maule e a Laura Sbalchiero per la loro disponibilità.

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