Banda larga e progetti comuni

I piani governativi per la Banda Larga sembrano sempre più dedicati ai centri urbani, mentre invece il 60% della popolazione italiana vive nelle zone rurali.

 

Banda larga e sviluppo di mercato

E’ chiaro che portare la fibra o l’ADSL (per essere più precisi, ormai si parla di VDSL2) in città sia più remunerativo e semplice che non farla arrivare in un paesino in collina (o in montagna) dove vivono 5000 persone o meno.

Nelle mire del piano per l’innovazione tecnologica il problema si dovrebbe risolvere con l’utilizzo dei cavi, già esistenti, con cui le abitazioni ricevono l’energia elettrica, senza nessun nuovo scavo. Si risolverebbe quindi il problema delle zone a ‘fallimento di mercato’, ossia quei posti dove un operatore privato di telecomunicazioni non avrebbe alcun interesse economico a portare i propri servizi.

Quindi, come è la situazione delle infrastrutture per la Banda Larga nelle aree rurali italiane?

Nel 2007 è stato rilasciato il Piano di Sviluppo Rurale 2008-2013, in cui venivano identificati i passi necessari per ridurre il Digital Divide delle aree rurali. La situazione al 2014, ossia al termine del piano, è riportata nella tabella qui sotto, dove è indicata la percentuale di completamento dei progetti di ogni Regione.

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Stato di avanzamento delle opere pubbliche per il divario digitale infrastrutturale delle aree rurali C e D, Dicembre 2014 (Fonte: Agriregionieuropa.univpm.it su dati MIPAAF)

Il Piano di Sviluppo Rurale ed i fondi europei

Il nuovo PSR 2014-2020, come il precedente basato sul piano generale della Comunità Europea, prevede anche questa volta l’accesso a finanziamenti europei da parte delle Regioni, indicando nell’Obiettivo Tematico 2 come gli sviluppi della banda Ultra Larga debbano essere una delle priorità di ogni governo regionale.

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Molte informazioni in più si trovano sul sito web della Unione Europea, che vi invito a sfogliare con attenzione; il report è diviso per regioni. L’Europa ha stanziato per i sette anni, quasi 100 miliardi di €, ed all’Italia ne spetteranno poco più di 10, subito alle spalle della Francia che usufruirà di 11,3 miliardi di €.

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Alla tematica della Information & Communication Technology vengono stanziati 90 milioni di €, e di questi l’Italia ne potrà usare 37,7 sulla base dei progetti presentati dalle Regioni nel 2014. In tutto, il 3,8% del totale disponibile.

Rural Digital Divide: terreno di sviluppo

Il Digital Divide nelle aree non urbane è un problema che riguarda ogni nazione industrializzata, Stati Uniti, Giappone, Corea. L’Europa inoltre sconta una scellerata politica di austerity, che costringe molti degli Stati membri a cercare escamotage normativi per poter usare risorse pubbliche nello sviluppo di infrastrutture.


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Da parte loro, le aziende private, le banche, gli investitori isituzionali, latitano. L’unico modo per trovare i fondi necessari, oltre quelli stanziati  dalla tanto bistrattata e malvista Unione Europea, è sperare che le Big Tech inizino a sviluppare tecnologie e piani di progetto per portare i propri servizi anche nelle aree rurali, trasformando campi e vigne in un nodo tecnologico.

Per inciso, la Gran Bretagna, dopo l’uscita dalla UE, rischia fortemente di perdere i fondi, in un periodo in cui anche la viticultura britannica cerca di alzare il proprio livello grazie all’utilizzo delle tecnologie ICT.

In tutto questo sarebbe importante che le aziende vinicole, che ricordiamo producono buona parte del PIL e dell’export italiani (il I semestre 2016 ha prodotto 2.6 Miliardi di € in export), facessero sentire la propria voce presentando progetti comuni anche nel settore dell’innovazione e dell’uso delle nuove tecnologie sfruttando i piani governativi relativi alla Banda Larga e cercando partner importanti per lo sviluppo di questi progetti.

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