Collegare i consumatori di vino con la IoT

connettere i consumatori di vino

La maggiore novità portata da Internet è la connessione, tra persone e tra oggetti, e tra persone ed oggetti. In questo caso, è possibile collegare i consumatori di vino grazie alla IoT.

La IoT, Internet of Things, è la responsabile dell’aumento di connessioni, anche se non funzionerebbe senza avere le reti 4G ed ora 5G. La mobilità è il nuovo paradigma, e i dispositivi mobile, smartphone e tablet, generano la maggior parte del traffico Internet. La IoT sta aumentando il numero di dispositivi che produrranno dati sulla Rete, come sensori di monitoraggio e assistenti vocali. La domotica, quindi gli oggetti che normalmente abbiamo in casa come televisori, frigoriferi, piastre di cottura, lampadine, aumentano di molto la mole di bit trasmessi, via cavo e via antenna. Entro il prossimo anno si stima che ci saranno da 30 a 50 miliardi di dispositivi collegati via IoT, ma sono stime che possono essere anche sbagliate per difetto. 

Qualunque sia il vero numero di device connessi, di certo stiamo assistendo ad una grossa rivoluzione, che coinvolgerà tutti gli aspetti dell’industria, dell’artigianato, del mercato. Coltivazione e produzione del vino sfruttano la IoT e si avvalgono di strumenti e sensori per migliorare il prodotto finale. O i wine bar per la gestione delle ordinazioni.

Poi ci sono le piattaforme che gestiscono e trasformano tutti questi dati in informazioni, per monitorare, per verificare, per prendere decisioni, inviare comandi. E naturalmente per migliorare le possibilità di vendita.

Anche il vino diventa 4.0

Anche se spesso i dati non sono concordi come valore assoluto, la maggior parte degli istituti di ricerca confermano che la vendita di vino con i canali tradizionali non è aumentata, ed anzi sembra esserci una tendenza in diminuzione. Insomma, il trend è negativo. Al contrario, i canali online, dall’e-commerce ai wine club, sono in crescita, così come sta crescendo un canale, di tipo analogico diciamo, che è quello della vendita diretta. Quindi, per i negozi tradizionali vendite costanti, mercato online in crescita, il DTC, cioè Direct To Consumer, che prende il volo. 

Questo è il panorama del mercato del vino.

Alcuni supermercati si stanno inserendo nei canali online, in Europa Carrefour, negli Stati Uniti Wallmart, anche per la vendita di vino. 

Due sono i principali trend del mercato vinicolo:

  • Vendita diretta, il cosiddetto Direct To Consumer, o DTC
  • I Wine Club, una evoluzione delle piattaforme di e-commerce del vino

Per quanto riguarda la comunicazione, invece, una delle cose migliori che la IoT sta facendo è usare lo stesso prodotto per collegare i consumatori di vino tra loro e con il brand. 

Prendiamo ad esempio quanto sta facendo un grande marchio. Pernod Ricard sta lavorando ad un meccanismo di bottiglie connesse in rete. La cosa interessante qui è la strategia per raggiungere i propri obiettivi, che sono gli stessi della cantina da 10mila bottiglia l’anno: aumentare il numero di bottiglie vendute e far parlare del proprio marchio.

Le bottiglie connesse di Pernod Ricard

Pernod Ricard ha dotato le bottiglie di liquori come la tequila, il marchio Malibu tequila è il suo, di un sensore NFC e di un QR-code. 

Le bottiglie sono collegate a Internet tramite uno o entrambi questi metodi. Chi ha comprato una di quelle bottiglie, avvicina lo smartphone o inquadra il codice, e dopo la login ed il riconoscimento viene inviato ad un sito web dove non solo trova informazioni ulteriori sulla bottiglia, ma riceve anche dei punti che lo fanno salire in classifica.

Ad ogni livello ci sono dei piccoli premi, il collegamento ad una playlist di Spotify,  ricette per la preparazione di cocktail e suggerimenti di abbinamenti con i cibi di stagione, o un modulo di iscrizione per un concorso a premi riservato ai clienti della tequila che si registrano online.

Non c’è bisogno, come dicevo prima, di essere un’azienda enorme come Pernod Ricard. Se non si può inserire un tag NFC nelle proprie bottiglie, basterà stampare un QR-Code sull’etichetta, ognuna con il proprio numero di serie.

Chi ha comprato quella bottiglia non deve far altro che inquadrare il quadratino con lo smartphone e venire indirizzato al sito web dove potersi registrare e raccogliere punti e badge per i bonus successivi. Può anche controllare quante bottiglie ha acquistato in un anno, ad esempio.

La spesa è davvero minima, e se siete una piccola azienda vinicola ci sono ottime piattaforme che sosterranno il traffico generato per un centinaio di euro l’anno.

IoT per collegare i wine lovers

Oppure, un altro esempio quasi banale, mi porto a casa un paio di bottiglie di buone bollicine per una cena con amici. Inquadro il QRcode e vengo collegato ad una playlist di Spotify adatta per la serata. O ad un sito di ricette dove si potranno preparare i migliori abbinamenti con il vino acquistato.

Con la IoT si costruisce quel contatto con il proprio cliente che serve per farlo diventare un fan, un entusiasta o comunque un estimatore di un prodotto o di un servizio.

L’attenzione si sposta dal prodotto al consumatore, migliorando e facendo crescere le conversazioni in rete; crescono le condivisioni, stimolando nuovi modi di vendere, di proporre, di coinvolgere. La bottiglia di vino arriva con un valore aggiunto che va oltre la bontà del vino stesso, perché ormai il livello qualitativo dei vini è davvero ottimo, dunque come fare a distinguersi tra le migliaia di marchi vinicoli?

Occorre regalare qualcosa in più, come il divertimento dovuto alla condivisione, un gioco online con altri wine lovers o la partecipazione ad una classifica di note di degustazione.

Insomma, le possibilità sono davvero tante, grazie alla Internet delle Cose, basta avere un minimo di fantasia ed un budget anche piccolo. E collegare i consumatori di vino tra loro migliora la percezione del brand anche tra i non esperti.

Costruire dei contest coinvolgenti sarà più semplice e, perché no, anche più divertente

Il posto più semplice per vedere l’Internet of Wines è nelle bottiglie di vino connesse a Internet.

Photo by Federico Beccari on Unsplash

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