Come è finita (forse) la storia dell’APM di Vagabond a Londra

APM di Vagabond

Proprio l’altro giorno avevo dato la notizia degli APM di Vagabond a Londra, distributori automatici di Prosecco nella nuova enoteca a Monument.

L’enoteca aveva preso il posto di una filiale della banca Santander, il marchingegno era stato chiamato APM, Automatic Prosecco Machine. Basta fare una ricerca per APM di Vagabond per saperne di più, il mio articolo è qui. Ancora non ci sono comunicati da parte di Vagabond.

Il Consorzio del Prosecco vince

A quanto pare le proteste del Consorzio sono state ascoltate, visto che già oggi l’APM di Vagabond è stato rimosso. Anche il Ministero Italiano dell’Agricoltura ha inviato una nota ai responsabili dell’enoteca, che hanno così deciso di portare l’APM all’interno del locale e tenerlo spento.

Non ci sono notizie certe, ma non è sicuro che quello versato fosse realmente Prosecco, ma solamente semplice vino spumante. Se fosse così, la dicitura Prosecco sulla macchina sarebbe truffaldina, è chiaro.

Inoltre la normativa del Prosecco vieta di servirlo alla spina, ma solo dalla bottiglia. In realtà esistono già da qualche anno gli erogatori automatici di vino, usati in quei ristoranti che servono vino al calice, oltre che in bottiglia. In teoria dovrebbero essere fuori legge anche quelli.

Sicuramente la normativa è stata salvata e salvaguardata. Ma forse il Consorzio del Prosecco ha perso un’occasione per aumentare (ancora) la propria quota di mercato nel Regno Unito. Qui alcune mie considerazioni.

L’APM di Vagabond cercherà un early adopter

La qualità di un vino non dipende solo dal suo contenitore. Certo, un vino da invecchiamento va tenuto in bottiglia, ma non è questo il caso del Prosecco, vino generalmente bevuto giovane, appena prodotto insomma. Alcuni contenitori sono meglio di altri, ed ovviamente la bottiglia di vetro è quello migliore. Ma pian piano la tendenza è usare anche contenitori in tetrapack, o addirittura lattine; nel 2018 il vino in lattina ha prodotto un valore di 70 milioni di dollari, cifra raggiunta già a metà del 2019. Si prevede che entro pochi anni il vino in lattina raggiunga il 10% del mercato mondiale del vino.

Anche per quello che riguarda i tappi c’è stata se non una battaglia, almeno un ostracismo. Quando alcune aziende vinicole decisero di usare tappi a vite o a corona, i wine lovers gridarono allo scandalo. Eppure il tappo di sughero, insostituibile per vini a medio e lungo invecchiamento, può essere un problema per vini da bere giovani. Conosciamo tutti la sgradevole sensazione di aprire una buona bottiglia di vino e sentire l’inconfondibile sentore di tappo. La tradizione non sempre porta cose positive; a volte occorre fare qualcosa di nuovo.  In questo caso, il Consorzio del Prosecco DOC potrebbe assicurare che all’interno degli APM di Vagabond ci sia realmente Prosecco.

 Il Prosecco, per la sua enorme popolarità, è uno dei vini più contraffatti al mondo. È come con il parmesan, basta che sia formaggio grattugiato e si spaccia per ottimo Parmigiano. Il Consorzio ha tutti i diritti a difendere il proprio marchio ed il prodotto. E anche se non è falsificato palesemente, a tutti è capitato di bere orrendi ‘prosecchini’ durante un happy hour.

Ma allora il Consorzio dovrebbe tutelarsi anche su questo lato, ad esempio imponendo rese più basse, o sistemi di coltivazione meno invasivi.  

Il Prosecco non è un early adopter

In conclusione, come ho scritto sull’altro post, a mio parere il Consorzio ha perso una buona occasione per entrare in un nuovo circuito, di essere pioniere. Certo, la qualità del proprio vino deve essere tutelata, su questo non ci sono dubbi. Ma entrare nel mercato dei distributori automatici poteva significare che il Consorzio aveva la possibilità di dettare le proprie regole. E queste sarebbero state poi seguite anche da altri Consorzi, nazionali e internazionali. Avrebbe potuto indicare la via, essere il primo nell’uso dei distributori automatici di vino.

Ora il Consorzio ha sicuramente tutelato le proprie regole. Ma nessuno impedirà a qualche altro produttore, con meno regole o con meno vincoli tradizionali, ad essere il prossimo fornitore di bollicine per Vagabond.

E questo forse non è proprio uno scenario positivo.

 

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