Cosa sono gli AD Blocker

Il mercato degli AD Blockers, quei plugin da aggiungere ai propri browser per non far comparire popup pubblicitari o banners di advertising, è in continua crescita, e le aziende stanno correndo ai ripari in molti modi.

Miliardi attorno agli AD Blockers

Secondo il rapporto 2015 di Page Fair, il mercato degli AD blockers comporterà nel 2016 una perdita netta di 22 Miliardi di $ per i publisher nel canale desktop, a fronte di un giro d’affari intorno ai 50 Miliardi, quindi quasi la metà. Gli utenti che usano software per il blocco dei popup o dei pre-video su YouTube è aumentato del 48%, portando il numero a quasi 200 milioni di persone, secondo uno studio della Oxford University.

Questa tendenza ha avuto una accelerazione a settembre di quest’anno, quando il nuovo iOS 9 ha consentito l’installazione di software per il blocco dei banner pubblicitari per la navigazione con Safari, creando un vero e proprio compiglio nel mondo del publishing; una stima di UBS parla di 1 Miliardo di $ di perdite di pubblicità nel canale mobile solo in questi ultimi mesi, su 13 investiti annualmente. Forse gli esperti di marketing e di advertising hanno esagerato con i banner, ultimamente?

Popup invadenti

Che i popup pubblicitari ed i pre-roller video su dispositivi mobile siano diventati piuttosto invadenti,  è indubbio, e la maggior parte della batteria e dei dati dei nostri smartphone sono consumati proprio dalle pubblicità. Un test effettuato sulla testata The Verge, da cui anche News About Web attinge, prova che più dell’80% del traffico di navigazione è mangiato dai banner pubblicitari.

Forse è solo una mossa commerciale nella guerra finanziaria con Google, la cui revenue è costituita per l’85% proprio dai ritorni pubblicitari, oppure un chiaro segnale per la difesa della privacy, come afferma Tim Cook:

Alcune delle più importanti compagnie di successo (in Silicon Valley), hanno costruito il proprio business cullando i propri clienti nel compiacimento su come sono trattai le proprie informazioni personali. Noi alla Apple rigettiamo l’idea che i nostri clienti debbano fare uno scambio tra privacy e sicurezza. Noi possiamo, e dobbiamo, renderle possibili in ugual misura. Noi crediamo che le persone abbiano il fondamentale diritto alla loro privacy.

Da parte di Cook è una evidente presa di posizione a favore del diritto di ogni utente della rete a non essere tracciato durante la navigazione, andando nella direzione di quanto Snowden ha dimostrato da tempo. Può anche essere un’abile mossa commerciale, per schierarsi a fianco dei difensori della privacy, ma resta il fatto che con l’apertura di iOS ai software di blocco della pubblicità, Apple apparentemente rende più difficile il lavoro a tutte quelle organizzazioni che vorrebbero intrufolarsi nella nostra vita privata. Forse però non è proprio così.

E’ anche una guerra commerciale, ed in questi due mesi sono accaduti alcuni fatti per lo meno strani.

Marco Arment ritira Peace

Poco dopo la distribuzione di iOS9, Marco Arment, sviluppatore di Instapaper e di Overcast, aveva inserito nell’App Store di Apple la sua Peace, una app a pagamento che consentiva di inserire in una blacklist una serie di domini di advertising. Dopo solo due giorni, l’app è stata ritirata, ed Arment ha spiegato che aver rilasciato Peace ‘non lo faceva sentire bene’. Uno strano rimorso di coscienza che ha attirato sullo sviluppatore un mare di critiche. Ora la app ad blocker a pagamento più scaricata dall’Apple Store rimane Crystal, dello sviluppatore Dean Murphy; alcuni accordi sono già stati presi tra Murphy ed Eyeo GmbH, produttore del famoso AD Blocker Plus. L’altro competitor, ADBlock di Michael Gundlach, sembra sia stata acquistata da un compratore fino ad ora sconosciuto.

Sfortunatamente, tutti noi abbiamo creato e consentito una situazione in cui stiamo comprando ads in ogni posto.                (Steve Carbone, direttore di gestione e presidente della divisione di ricerca digitale a Mediacomm)

Pubblicità accettabile a pagamento

Le aziende produttrici di ad blockers si stanno organizzando attorno ad un Accettable Ads Program, una sorta di codice etico a cui gli advertisers devono sottostare in modo che, pagando, i propri banner ed i pre-roller video possano scavalcare il blocco; anche Crystal ha aderito al programma. Poiché queste app sono a pagamento, gli utilizzatori finali si troveranno a pagare per bloccare la pubblicità, che però verrà loro mostrata ugualmente perché gli advertisers pagano più di loro.

Si può arrivare anche alla soluzione presentata da Darius Kazemi con l’estensione per Chrome Ethical Ad Blocker, che bloccherà la visualizzazione di tutto il sito. Senza considerare che alcuni software per bloccare i blockers, come è successo ai lettori di The Economist, possono diventare dei veicoli di malware. Ne parlerò in un post specifico.

Ad blockers, una mossa strategica?

Tutto questo vale quando si naviga da browser; nel caso di iOS gli ad blockers funzioneranno su Safari. Ma il traffico via mobile sta superando il traffico da desktop, come si legge su SmartInsight, ed avviene per lo più da app, quindi la decisione di Apple potrebbe essere completamente inutile; le big tech tendono a far rimanere gli utenti all’interno delle proprie reti, quando si va a leggere un articolo apparso su Facebook, ad esempio, o su Google Plus, in realtà ci portiamo appresso il nostro punto di partenza, e le pubblicità visualizzate in questo modo vanno ad incrementare il guadagno della piattaforma da cui siamo partiti.

Mobile stats vs desktop users global

E’ in pratica quello che stanno facendo sia fB con Instant Articles che Google con il programma AMP. Quindi, aver aperto l’Apple Store ai software di blocco delle pubblicità, alla fine potrebbe essere una mossa strategica per convincere gli utenti a navigare ancora di più da app anziché effettuare ricerche dal browser del proprio mobile device. Ricordiamoci cosa disse proprio Tim Cook in apertura del key notes di settembre: Tutto è App.

Problemi di privacy e net neutrality

Questi sono i due grossi problemi su cui il traffico Internet rischia di incappare, la privacy e la Net Neutrality, e non è certo un problema di oggi.

Mentre da browser si può (quasi) sempre navigare in incognito, eliminando la cronologia ed i cookies, o addirittura (quasi) invisibili usando TOR, da app la cosa è molto più complicata, visto che spesso è necessario fare il login alle piattaforme per poter usare le app. E questo vale anche leggendo la posta e seguendo un link riportato in una email.

Inoltre, lasciando alle società produttrici di ad blockers la decisione di farci navigare su un sito piuttosto che un altro, in funzione del pagamento per entrare nella loro white list, avremo la spiacevole sensazione di un traffico pilotato in base a non è chiaro quali regole decise dal board interno dell’azienda che ha sviluppato il software.

Mobile Internet Trends – July 2015

Ora, è chiaro che Internet non è completamente gratuita, anzi. Le pubblicità servono per ripagare i siti dal lavoro di produzione delle news, per avere un motore di ricerca come Google e tutte le altre belle cose, e probabilmente nessuno avrebbe da che ridire se popup, banner e pre-roller video fossero in misura accettabile, sempre che questa misura fosse una decisione dell’utente e non del fornitore di contenuti.

Però in un piano tariffario da 20€ al mese, almeno 8 vengono consumati solo per la visualizzazione della pubblicità, a tutto guadagno dei providers che forse, in tutto questo, sono i veri vincitori della guerra degli AD Blockers.

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