Non è da oggi che si discute, in Europa in particolare, sulla modalità di tassazione delle grandi Big Tech Companies come Apple, Google o Amazon.

Il fisco di Apple …

La materia non è proprio semplice: Apple è una società americana, ma ha sede fiscale in Irlanda; la sua struttura è tale per cui la residenza fiscale non risulta essere da nessuna parte, e già il Senato USA ha sanzionato l’azienda di Cupertino nel 2013, dimostrando che almeno su parte degli introiti le tasse andavano pagate negli Stati Uniti. Con le stesse motivazioni, anche l’Italia è riuscita a recuperare 318 milioni di € di tasse non pagate.

Struttura Apple
Struttura societaria di Apple Inc.

Non è solo Apple ad utilizzare il metodo delle triangolazioni, che funziona grazie ad uno spacchettamento societario. Noi siamo abituati a parlare di Apple come se fosse una società unica, ma in realtà è composta da una serie di aziende che si occupano della commercializzazione in tutto il mondo.

Quindi la sede di Apple Inc. è negli USA, ma la Apple Operation International, che presiede anche alle attività in Europa tramite la Apple Retail Holding Europa, ha sede legale in Irlanda. Le tasse dovrebbe pagarle negli USA, ma la Apple Inc., ossia la capofila, in realtà ha un bilancio minimo.

Tutto questo è legale, però, ed i magistrati devono faticare per dimostrare che parte degli introiti sono stati realizzati nei loro rispettivi Paesi.

… e quello di Google

Anche Google ha una struttura piuttosto complessa, soprattutto ora che si è trasformata in Alphabet. Qui la triangolazione avviene tra l’Irlanda, l’Olanda e le Bermuda, tanto da essere chiamata Doppio meccanismo irlandese con sandwich olandese.

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Struttura del meccanismo irlandese di Google

Acquistando un servizio da Google, ad esempio uno spazio pubblicitario (che rende il 90% di tutto il bilancio), la fatturazione avviene in Irlanda, ma viene subito spostata ad una società olandese controllata, e visto che si tratta di spostamento di denaro all’interno della UE, non vi sono tasse da pagare sulla transazione. La società olandese, grazie alle leggi fiscali di Amsterdam, può poi girare questi introiti alla sede aziendale delle Bermuda, dove le tasse non si pagano. In Irlanda rimangono le imposte su dipendenti e strutture societarie e poco altro.

Analogamente fanno Amazon, Microsoft, HP e molte altre, tanto che è stato coniato il termine OTT, ossia Over The Tax, per identificare quelle società che, grazie a sistemi legali, fanno comparire le entrate nei famosi paradisi fiscali. 

Come sarà il fisco del futuro?

Ora, probabilmente con le stesse motivazioni usate per Apple, il fisco italiano riuscirà a recuperare notevoli cifre dalle aziende OTT, ma il problema della fiscalità di aziende che non erogano prodotti ma servizi, rimane.

Quando acquistate un’app per il vostro smartphone, pagate l’IVA al 22%, quindi il costo ricade sull’acquirente; se il produttore però ha sede nelle Barbados o nelle Bermuda o nel Lussemburgo, probabilmente il fisco italiano non vedrà una lira di tasse. 

La stessa cosa vale se comprate un bene fisico ad esempio da Amazon, che nonostante abbia un sito con TLD .it, non è una azienda italiana.

I comodini che ho acquistato provengono da un venditore canadese, li ho pagati con una carta di credito inglese e sono andati a finire ad una azienda americana. Dove vanno pagate le tasse? 

Credo che il nuovo modo di produrre ed acquistare, fatto tutto da transazioni digitali e prodotti spesso composti da bit, dovrà far ripensare i governi internazionali l’intero sistema fiscale. 

Certo, ci saranno anni di lotte tra fiscalisti, ricorsi e vittorie o sconfitte da una parte e dall’altra, ma prima o poi anche il concetto stesso di tasse si modificherà, visto che le imposte sono sempre quantificabili ma i servizi di ritorno non lo sono quasi mai. 

In caso contrario si rischia che a pagare le tasse rimanga solo chi ha una busta paga, ed ormai sono pochi anche di quelli.

 

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