Internet of Things, tradotto brutalmente sarebbe Internet delle Cose, o anche Internet degli Oggetti.

In ogni caso IoT significa che ci sono un sacco di oggetti che prima vivevano da soli ed ora comunicano tra di loro.

Cosa mai si potrà dire una televisione al frigorifero? O l’orologio alla banca?

Oggetti che chattano su Internet

Per ora ancora, non un granché di utilizzabile, ma basterebbe mettersi a pensare e qualche utilizzo si trova; ad esempio il frigorifero (intelligente) si rende conto che ti manca il latte, così invia un messaggio alla televisione e tac!, parte in tv la pubblicità del latte superdigeribile.

Subito dopo viene impartito un ordine all’orologio che, alle 6 del mattino dopo, invia la richiesta alla latteria on-line per consegnare la tua bottiglia proprio davanti al tuo portone. La banca naturalmente effettua la transazione monetaria corrispondente.

Fantascienza? Forse, ma solo oggi. Domani, probabilmente, non più.

Misurazione e informazione

Basta vedere cosa fa Google con il vostro smartphone: vi fermate al bar a fare colazione, e subito vi arriva una notifica chiedendovi di inserire una recensione sul cappuccino e cornetto che state gustando, recensione che verrà inserita su Google Maps.

Anche il fitbit che portate al polso invia informazioni, così come il vostro termostato o il sistema d’allarme della vostra casa.

Sensori di monitoraggio sono montati nei freni della vostra auto, negli scambi dei binari, sugli autobus del servizio pubblico. E tutti questi segnali vengono elaborati per regolare il traffico, per far partire un allarme, per far scattare qualche interruttore. 

Arrivano i dati, anzi, i Big Data

Non esiste una Internet dei semafori, o una Internet dei Freni o una Internet dei Termostati: tutti parlano con tutti, e questa enorme massa di dati viene elaborata praticamente in tempo reale da server situati in Data Center anche a centinaia o migliaia di km di distanza. 

Un sensore installato in una vigna che misura l’umidità del terreno, parlerà con la stazione metereologica:

-Ehy, il terreno sembra un po’ secco. Che dici se chiamo la pompa dell’acqua per dare una annaffiata qua attorno?-

-Mh, no, aspetta. Fra due ore ci sarà una leggera pioggia, il terreno avrà la quantità di acqua che serve-

-Va bene, mi fido.-

Qualcosa di simile, ma meglio, lo racconta anche James Altucher, sul farsi portare la pizza a domicilio da un robot.

Questo in effetti è quel che accade quando si usano i sistemi interconnessi per compiere delle azioni automatiche, quelle azioni cioè dove non è richiesta una decisione da parte dell’uomo. Niente di nuovo, direte.

Vero.

Ma con la tecnologia wireless non avrete cavi da stendere in mezzo ai filari. E l’alimentazione può essere presa da piccoli pannelli solari.

Se il terreno è secco, voi annaffiate; ma se sapete che pioverà, aspetterete dentro la vostra casa e vi infilerete il maglioncino pesante mentre guardate fuori dalla finestra.

Lasciare che avvenga tutto automaticamente vi lascerà più tempo per altre cose, ad esempio per accogliere i visitatori della vostra cantina.

Bot e Robot tra i filari

Se una telecamera ad infrarossi rileva uno stato di salute ottimale della pianta che sta controllando, vi avviserà che lì non sarà necessario spargere zolfo o rame. Anzi, lo dirà direttamente al piccolo trattore a guida autonoma che così, quando ci passerà davanti, non azionerà il proprio spruzzo.

E se la temperatura notturna scende al di sotto di una certa soglia, potrebbe comparirvi un alert nello schermo della vostra Smart TV e contemporaneamente far partire un insieme di stufe a fungo installate tra i filari.

I dati rilevati andranno a costruire una mappa della vostra vigna, i cui confini sono stati ripresi da un drone che trasporta una GoPro ed un sistema GPS, con tutte le informazioni necessarie per conoscere cosa accade sopra e sotto il terreno.

Più dati avrete, più la mappa sarà dettagliata, non solo spazialmente ma anche nel tempo, potendo risalire a quali erano le condizioni durante la vendemmia precedente quando avete installato la prima volta il vostro sistema di monitoraggio.

Serve tutto questo? Sicuramente diventerà indispensabile tra pochi anni, quando molte delle cantine più grandi avranno sistemi computerizzati che aiuteranno i produttori a prendere le decisioni adatte ad avere un vino più sano e di qualità maggiore. 

O quando quelle stesse cantine riusciranno a dirottare decine di visitatori ogni fine settimana per degustare i loro vini, lasciando voi a guardare potenziali clienti che si dirigono da un’altra parte.

Il vino è un prodotto antico, e per questo va trattato con rispetto: questo significa valorizzarlo al meglio, usando tutte le tecnologie meno invasive per consentire alle viti di dare i loro frutti migliori.


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