Dalle app che consentono di trovare l’enoteca o il ristorante più vicino alle piattaforme dove si scambiano le bottiglie di vino tra consumatori, ai wine club dove acquistare grandi quantità con sconti interessanti, l’offerta digitale per il wine lover non è certo scarsa.

Vino e filiera digitale

Iniziano a moltiplicarsi gli utilizzi delle tecnologie digitali per il controllo della filiera o la gestione della cantina e della vigna, e l’uso di droni e satelliti per la mappatura dei terreni non è più roba solo da fantascienza.

Quello dell’innovazione digitale, nell’agrifood in generale e nella vitivinicoltura in particolare, è dunque un settore che vede orizzonti nuovi verso il miglioramento del lavoro nei campi ed in vigna e verso il consumatore, il Business To Consumers.

A fare notizia naturalmente sono le app che vengono usate dall’appassionato di vini, che costituisce una massa piuttosto corposa.

Sembra però mancare il settore del B2B, il Business To Business rivolto ad altre imprese e non ai consumatori.

Piattaforme dove poter affittare un macchinario, acquistare materiali necessari al vignaiolo, piattaforme dove scambiare pareri e trovare soluzioni, ancora sono piuttosto scarse.

Anche nel settore dell’import-export del vino, non si trovano molte soluzioni disponibili.

Nuove tecnologie nell’AgriFood

Secondo quanto riportato nella presentazione a gennaio dei risultati dell’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell’Università di Brescia, la penetrazione delle nuove tecnologie in questo settore non è poi del tutto scarsa, anzi.

Lo studio ci fornisce una buona visuale di come sia la situazione, e così poter risolvere eventuali punti deboli. Delle circa 200 soluzioni tecnologiche (app, piattaforme di monitoraggio e analisi dei dati), il 16% sono espressamente dedicate al vino. ed il 50% sono utilizzabili per qualunque settore di agricoltura.

In totale, il mercato dello smart Agrifood vale 100 milioni di €, il 2.5% del totale mondiale, e molta parte di questo sforzo è dedicato al settore dei Big Data e degli Analytics, segno che la raccolta e l’elaborazione delle informazioni sta dimostrando la sua importanza anche nei campi e nelle vigne.

Il grafico qui sopra fornisce delle indicazioni sulle tecnologie maggiormente usate dalle 481 startup prese in considerazione dallo studio dell’Osservatorio, e mette a confronto la percentuale dei finanziamenti.

Le piattaforme di e-commerce e l’analisi dei dati (tipicamente le interazioni social, quindi marketing) fanno da traino.

Le fasi della filiera. La condivisione è ancora la fase mancante

Qui veniamo a quelli che, a mio parere, sono i tre punti di miglioramento per utilizzare le tecnologie digitali in agricoltura e nel wine business:

1 – B2B

Come dicevo all’inizio, le piattaforme per lo scambio di informazioni o acquisto di macchinari e materiali sono ancora inesistenti.

È invece un fattore di estremo interesse, visto che potrebbe contribuire a creare una rete fra le centinaia di migliaia di aziende agricole e vinicole in Italia. Le dimensioni medie di un’azienda agricola, infatti, è di 12 ettari, e di 2 ettari quella delle aziende vinicole, di poco inferiore alla media europea (16 ha) ma molto se paragonate a Francia e Spagna (45 e 22 ha rispettivamente)

2 – Miglioramento dello skill

Spesso le aziende, sia agricole che vinicole, vengono guidate dallo stesso fornitore del servizio tecnologico che stanno sperimentando o acquistando. Non esiste in azienda, né a causa delle dimensioni ridotte che ricordavo sopra può esistere, una figura tecnologica specializzata.

Il rischio è di utilizzare soluzioni che, a lungo termine, potrebbero non essere le più produttive, a scapito sia del cliente, agricoltore o vinicoltore, che del fornitore tecnologico, che ha però una posizione di maggior forza.

Il continuo monitoraggio dei risultati, confrontato con KPI definiti da subito, può aiutare a centrare meglio, e prima, gli obiettivi desiderati, soprattutto se viene fatto da un ente o una figura terza.

3 – Condivisione

Esistono aziende agricole e vinicole che stanno sperimentando o usando regolarmente soluzioni basate sulle nuove tecnologie digitali.

Il problema è che spesso questi casi d’uso sono poco pubblicizzati anche all’interno dello stesso settore, e raramente al di fuori della regione/consorzio di appartenenza.

Questa segregazione dell’informazione non consente di disegnare un documento di Best Practices, delle linee guida insomma, che altre aziende potrebbero seguire se volessero iniziare l’avventura dello Smart Agrifood o del Vigneto Digitale.

Non esistono forum di riferimento e le iniziative sono frammentate.

Eppure, il settore Agrifood e Wine 4.0 è in fermentazione, visto che delle 481 nuove startup internazionali censite dall’Osservatorio Smart Agrifood, 44 sono italiane, ossia l’11%; e questo nonostante i finanziamenti ricevuti siano in media molto più bassi rispetto alle altre startup straniere.


È mia convinzione che questo sarà un settore dove a breve vedremo un balzo esponenziale, caratteristica delle tecnologie digitali che vengono anche definite esponenziali, appunto, o addirittura disruptive.

Un sano circolo virtuoso diventerà così una spirale in espansione, coinvolgendo positivamente non solo le aziende agricole e vinicole, non solo tutti i settori associati come ristoranti, turismo, enoteche, filiera degli intermediari (che non spariranno ma si trasformeranno), ma anche tutta quella galassia di sviluppatori, di piccole startup, delle piccole e medie imprese italiane che fanno della tecnologia avanzata il proprio fiore all’occhiello.

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