Non votate il vino, parlatene

Per anni il sistema dei punteggi del vino ha segnato i mercati, orientando i gusti della critica e, ovviamente, del mercato.

Mercato e punteggi nel vino

Da Robert M Parker in poi, wine blog, guide, riviste specializzate, si sono dotate di un sistema di valutazione, 3 grappoli, 5 bottiglie,  10 tappi, 20 bicchieri.

Avere un punteggio oltre i 90/100 su Wine Spectator significava aver raggiunto un alto grado di qualità del proprio vino, e naturalmente un’ancor più alta diffusione del proprio marchio.

Uno score di 17/20 da Jancis Robinson vuol dire che si è entrati nella classifica dei top wines di uno dei migliori ed autorevoli wine blog mondiali.

Ma questo andava bene prima della rivoluzione 4.0, prima dei social e prima che ci si rendesse conto che le persone vogliono scrivere le proprie note di degustazione.

Il passaparola dice che è più facile fidarsi del consiglio di uno sconosciuto che beve il nostro stesso vino che non di un esperto che possiede un insieme di parametri di giudizio che al normale wine lover sfugge.

Condivisione ed e-commerce

E non è solo l’appassionato a cercare recensioni, ma anche il normale consumatore, quello che compra il vino sugli scaffali della GDO.

Applicazioni come Vivino o Delectable stanno facendo proprio questo, dando ai clienti il potere di dare un rating al vino, scrivere le proprie impressioni e creare una community attorno alle etichette.

Come tutti i sistemi, non è perfetto.

Ma nemmeno il sistema dei punteggi degli esperti degustatori lo è, e da consumatore preferisco che il potere di descrivere un vino sia affidato a chi quella bottiglia la sta bevendo insieme ad un gruppo di amici, a cena accompagnato da quel che capita di trovare in dispensa.

La degustazione tecnica è ancora utile, certamente, serve anche al produttore per capire, grazie a palati esperti ed allenati, l’evoluzione del proprio vino.

La memoria delle papille gustative di alcuni degustatori riesce a fare confronti verticali ed orizzontali.

Ma se quella bottiglia piace agli esperti e non ai clienti, a che serve produrla?

La massa non conosce i maestri degustatori, e forse nemmeno è interessata a conoscerli; il wine lover ha la propria esperienza di quel vino, lo lega alla vita quotidiana e ne parla al proprio livello, senza orpelli o riconoscimenti artistici.

Ed è lo stesso livello di centinaia di migliaia di altri consumatori ed estimatori di quella stessa etichetta.

Potere alla massa

Il prezzo diventa importante e ritorna nelle mani di chi quel vino lo compra per davvero, magari online su una di quelle stesse piattaforme dove ne ha scritto la recensione.

Certo, si possono creare mostri come certe situazioni su TripAdvisor.

Lì però è molto colpa degli stessi ristoratori, che all’inizio han fatto di tutto per poter avere recensioni alte ed ora si ritrovano col cappio al collo. A volte accade anche con le guide.

Vivino è una piattaforma da 25 milioni di utenti e 100.000 recensioni ogni giorno, Delectable ha integrato il suo database da 5 milioni di utenti con le recensioni di Vinous, la rivista online di Antonio Galloni.

Queste due app stanno iniziando a definire un percorso, consentendo ai consumatori di dire la propria opinione su un vino.

E qual è quel produttore a cui non interessa sapere cosa dicono i propri clienti? 

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