La piattaforma Climate FieldView

Di certo non stanno lì a regalare soldi a casaccio, i fondi di Venture Capital che negli ultimi tre anni hanno investito nell’agricoltura tecnologica, quel settore ormai denominato AgTech.

The Climate Corporation e Monsanto

L’acquisizione più grande nel settore AgTech (almeno fino ad ora), in termini di danaro speso, è avvenuta nel 2013, quando Monsanto si è comprata per (quasi) un miliardo di dollari, la compagnia The Climate Corporation, fondata nel 2006 da due ex dipendenti Google con il nome WheatherBill. Parte del capitale in Climate Corporation, prima dell’acquisto, proveniva anche da Google Ventures.

La società si occupava, inizialmente, di erogare assicurazioni contro il maltempo alle aziende agricole, fornendo anche strumentazioni e piattaforme di analisi dei dati dedicate alla previsione del tempo.

Si è costruita la sua reputazione grazie alla velocità dei pagamenti agli agricoltori colpiti dal maltempo, perché i dati delle stazioni meteo installate e dei dati del raccolto (o del mancato tale), fluivano direttamente nei loro server, e le aziende agricole non dovevano nemmeno presentare la richiesta di risarcimento. I premi delle polizze vengono stabiliti dalle modellazioni software dell’andamento metereologico e dei dati di produzione agricola, che The Climate Corporation riusciva a fare grazie ad una piattaforma software innovativa.

Avete detto Big Data?

Sotto la proprietà di Monsanto, ha espanso le proprie attività alle analisi e monitoraggio dei terreni usando sensori installati negli appezzamenti agricoli, e prossimamente aprirà la piattaforma ai programmatori delle software house, così che le aziende agricole possano sviluppare le proprie applicazioni basate sulla condivisione dei dati della Climate Corp.

Lo scopo è quello di costruire una rete, seguendo il paradigma di Amazon, sia per il B2C che per il B2B; di FieldView esiste un’app sia per Android che per iOS, naturalmente:

We see it as the Amazon of agriculture, where we’re bringing additional apps up onto that platform and where the best apps win (Hugh Grant, CEO di Monsanto)

La piattaforma Climate FieldView è stata presentata il 17 agosto durante un evento con gli investitori, ed ha l’obbiettivo di mantenere e condividere le informazioni sulle coltivazioni, sullo stato di salute dei campi, le sementi (naturalmente Monsanto….), i volumi delle produzioni, e tutti quei dati che possono essere necessari per migliorare l’utilizzo delle coltivazioni.

Per gli agricoltori, il tempo e la conoscenza sono le informazioni con più valore, ha detto Mike Stern, Presidente e COO di The Climate Corporation. La nuova piattaforma digitale Climate FieldView unisce i dati provenienti dai campi degli agricoltori in tempo reale, con quelli storici sulla situazione del terreno, del raccolto e del tempo atmosferico per aiutarli a gestire in modo efficiente il loro lavoro ed ottenere una comprensione migliore sui loro campi.,

FieldView e la raccolta dati

Una forte accelerazione allo sviluppo della rete di sensori agricoli è stata fornita dall’azienda partner Veris Technology, e i dati raccolti verranno arricchiti da quelli relativi alle misurazioni del contenuto di nitrati nel suolo.

Ora tutti questi dati saranno nei database di Monsanto.

In realtà, le aziende agricole che stanno spendendo in piattaforme digitali, ancora non sanno se e in che quantità rientreranno dei capitali fino ad ora investiti, ma sono tutte ragionevolmente sicure che questo sarà il nuovo fronte dell’agricoltura del futuro, e vogliono esserci dentro quando questo tipo di sistemi diventerà di larga diffusione.

Quanto tempo occorrerà prima che piattaforme analoghe arriveranno anche nei vigneti? E soprattutto, il mondo vitivinicolo sarà pronto?

Fino ad oggi il sistema base di FieldView, gratuito, è presente su 43 milioni di ettari in tutti gli Stati Uniti, e di questi sono 5 milioni gli ettari che usufruiscono dei servizi premiere a pagamento.

La ricchezza sta molto più nei dati raccolti che non nelle licenze software vendute.

La piattaforma non ha ancora prodotto utili, secondo Monsanto, che però conta di avere un ritorno fra i 300 e i 400 milioni di dollari entro il 2025.  

Chi avrà più dati, avrà vinto. 

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