Quale futuro per le enoteche nell’era 4.0?

Internet ha modificato il modo in cui facciamo molte cose, dal parlare e scambiarsi informazioni ad affittare un’automobile, da comprare un coltellino svizzero a leggere un libro.

I piccoli negozi, ed anche qualcuno di quelli più grandi, vedono i clienti allontanarsi attratti dalle piattaforme di e-commerce, dove possono comprare qualunque cosa da qualunque parte del mondo ad un prezzo più basso.

Il problema è conosciuto come Retail Apocalypse, una specie di Armageddon dei piccoli negozi ed il salto verso l’alto dell’e-commerce. Negozi piccoli e non solo stanno chiudendo, non per causa della crisi finanziaria ma perché ormai i loro clienti acquistano direttamente dal proprio smartphone.

Apocalisse della vendita del vino?

Possiamo, ed in effetti lo facciamo, anche comprare vino, dopo aver letto le note di assaggio da altri appassionati di vino, cercando il miglior prezzo ed il miglior negozio online.

Qui c’è il problema.

Le maggiori piattaforme web hanno la capacità e la potenza per gestire in proprio la logistica, in modo che in pochi giorni possiamo ricevere a casa la nostra bottiglia preferita. Per le piccole enoteche diventa difficile competere, soprattutto perché spesso sono gestite da una o due persone.

Sembra proprio che Internet, per loro, si sia fermata appena fuori dal negozio.

La prima domanda che un venditore di vino si deve porre è se e come i propri clienti stiano cambiando: Avanti Internet, le persone entravano in enoteca senza o quasi sapere quale vino avrebbero acquistato, e così l’esperto dietro al bancone li guidava alla miglior bottiglia per loro. Dopo Internet, tutti noi possiamo essere esperti di vino o trovarne facilmente uno, usando i wine blog o le app dedicate per abbinare il cibo ed il vino.

Quindi, cosa può fare un enotecaro? Questo è un problema serio, sia per il negoziante che per noi che abbiamo imparato l’arte del buon vino nelle enoteche, assaggiando vini, ascoltando i produttori, parlando di vino con altri appassionati.

L’arte dell’assaggio, della degustazione, non può essere imparata sul web, devi sentirne l’odore, assaggiare la freschezza ed il tannino sulla tua lingua. Quindi, come salvare la conoscenza che sta dentro un’enoteca?

Vendere vino nell’Era di Internet

Un negozio che vende vino non può, non riesce ad essere competitivo nel prezzo rispetto alle grandi piattaforme online, quindi deve dare ai propri clienti un valore aggiunto insieme alla bottiglia, lezioni settimanali sul vino, una storia raccontata da un vignaiolo, consigli di bevuta.

I venditori di vino devono trasformare il proprio negozio in un concentratore di appassionati e fornire quella User eXperience che Internet non riesce a dare, ossia una UX umana. Devono personalizzare.

Ma questo non è ancora abbastanza.

Un enotecaro dovrebbe usare Internet come amico, non come nemico, perché il Web è più forte; però fino ad ora non ho ancora sentito nessun negoziante di vini fare un discorso su questo argomento.

Possiamo anche aver cominciato a ordinare come i Jetson, dice qualche analista, ma compriamo ancora come i Flinstones (analisi di Goldman Sachs, fonte HydroCarbonReport.com)

E’ necessario, a mio avviso, un momento in cui le enoteche metteano sul tavolo tutte le idee, anche le più improbabili, e tentino di salvare se stesse. 

E’ necessario adottare soluzioni innovative fino a trovare quella giusta.

Ed è necessario farlo adesso.

Il nemico non è né Jeff Bezos né Jack Ma, loro piuttosto dovrebbero essere la spinta per nuovi modelli di business per tutte le enoteche che vogliono continuare a vendere vino nell’era di Internet 4.0.

Perché noi, i Wine Lovers, non vogliamo vederle scomparire.

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