Gli eventi sportivi dedicati alla corsa, jogging, road runner o maratona che sia, si moltiplicano di anno in anno, con sempre più persone in grado di portare a termine una gara. Diventa quindi essenziale, visto l’aumento dei partecipanti, avere a disposizione sistemi automatizzati di registrazione, sia in fase di iscrizione che nelle fasi di annotazione dei tempi, intermedi e di arrivo.

Nel 2008, eProvenance ha introdotto un sistema di sigilli ed autenticazione che usa una combinazione di tecnologie RFID per creare una sorta di pedigree elettronico per ogni bottiglia di vino prodotto. I tags RFID semi-attivi vengono usati per registrare la temperatura durante il trasporto dalla produzione alla distribuzione, fino al punto ultimo di vendita. I tags RFID passivi vengono incollati alla base di ogni bottiglia per automatizzare la gestione dell’inventario e scoraggiare i furti. I dati raccolti da questi tags, vanno ad alimentare il sistema di monitoraggio online di eProvenance, fornendo agli utenti una vista completa, dall’inizio alla fine, dell’autenticità del prodotto.

Vengono così utilizzati i chip RFID (Radio Frequency IDentification), inseriti nel pettorale del corridore o addirittura sulla stringa della scarpa, che contengono i dati personali dello sportivo e che inviano, in passaggi predeterminati, il proprio ID al sistema di misurazione.

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Alien 9662 3” x 1” UHF RFID Adhesive Tag RFID Label 500lbls / roll by ALIEN

La mole di dati che è possibile avere a disposizione è enorme, semplicemente considerando il numero di partecipanti ad una maratona: a quella di New York del 2009, la prima in cui vennero utilizzati tag UHF (Ultra-High Frequency), si presentarono oltre 42,000 persone.

I dati catturati dai tag RFID possono inoltre essere aggregati con quelli provenienti dai device wearable, come le fasce che misurano pulsazioni e pressione o i sensori inseriti nelle calze per controllare le posizioni del piede. Visto inoltre che questi device sono tutti gestiti tramite una app, possono essere collegati anche con la posizione GPS del corridore, così che al termine della gara ogni partecipante possa avere a disposizione tutti i propri dati, dalla distanza percorsa, i tempi, la sua condizione fisica.

(Da Wikipedia) In telecomunicazioni ed elettronica con l’acronimo RFID (dall’inglese Radio-Frequency IDentification, in italiano identificazione a radiofrequenza) si intende una tecnologia per l’identificazione e/o memorizzazione automatica di informazioni inerenti oggetti, animali o persone (automatic identifying and data capture, AIDC) basata sulla capacità di memorizzazione di dati da parte di particolari etichette elettroniche, chiamate tag (o anche transponder o chiavi elettroniche), e sulla capacità di queste di rispondere all’interrogazione a distanza da parte di appositi apparati fissi o portatili, chiamati reader (o anche interrogator). Questa identificazione avviene mediante radiofrequenza, grazie alla quale un reader è in grado di comunicare e/o aggiornare le informazioni contenute nei tag che sta interrogando; infatti, nonostante il suo nome, un reader (ovvero: “lettore“) non è solo in grado di leggere, ma anche di scrivere informazioni.

Gli eventi sportivi come maratona o corsa campestre, sono una spettacolare fonte dati, dove vengono integrati dati anagrafici, tempi di percorrenza, coordinate geografiche ed informazioni generate dai wereable devices.

L’Internet delle Cose (IoT, Internet of Things), mostra qui il meglio delle sue potenzialità, ma naturalmente è necessario avere a disposizione un sistema che riesca ad elaborare, aggregare e visualizzare le informazioni. In Europa è partito il progetto DataRace, primo tentativo europeo di applicare le tecnologie di Big Data in ambito sportivo.

Nel 2013, durante la maratona di Boston, due terroristi fecero esplodere una bomba, provocando la morte di tre persone ed il ferimento di qualche decina di partecipanti. Poche ore dopo l’attentato, l’FBI era già in possesso di oltre 10 TB di dati provenienti in parte dai sistemi di monitoraggio sportivo dell’evento; naturalmente il grosso dei dati riguardavano telefonate e messaggi inviati dai dispositivi mobile degli spettatori e forniti dalle compagnie telefoniche, nonché i messaggi su Twitter contenenti riferimenti alla parola ‘bomba’ ed ‘esplosione’. In tutto furono analizzati circa 10 TB di dati.

 

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