La facilità di connessione tra dispositivi e la capacità di costruzione di circuiti sempre più minuscoli, ha portato alla nascita di quella che è chiamata Internet of Things, ossia Internet delle Cose. Si tratta di collegare insieme, grazie alla rete Internet e alle capacità di immagazzinamento dati nelle ‘nuvole’ delle aziende high tech, oggetti come orologi, antifurto, termostati, automobili.

La potenzialità di queste tecnologie è davvero enorme, sebbene possa essere considerata come una moderna sciocchezza dalla maggior parte delle persone. 

Un dispositivo come il Fitbit di Google, appartenente alla famiglia dei fitness trackers, può aiutare a tenere sotto controllo, tramite una app da installare sul proprio smartphone, battiti cardiaci, pressione, temperatura, chilometri percorsi.

Non sostiuisce una regolare visita cardiologica, ma è utile ad un atleta amatoriale per prepararsi ad una gara.

Ed alla fine della corsa potrebbe inviare un comando al termostato di casa per regolare la temperatura dell’ambiente quanto avremo finito di correre e torneremo alla nostra abitazione. 

Dalla Smart City…

Nel 2010, all’incirca, è iniziato a circolare il concetto di Smart City, che significa non solo città intelligente, ma città fruibile, ossia una città dove i servizi sono aperti e facili da utilizzare, ecologicamente sostenibili, a basso impatto finanziario. 

Sensori sotto la pavimentazione stradale, ad esempio, possono essere usati per contare le automobili che transitano, facendo così accendere e spegnere i semafori agli incroci in modo, appunto, intelligente. 

A Londra gli accessi alla Tube, la metropolitana, e le timbrature della Oyster Card sugli autobus in superficie, aiutano a modulare il servizio del trasporto urbano in funzione del numero di viaggiatori.

Sensori inseriti nei grattacieli di New York, danno un segnale di allarme nel caso si verifichino oscillazioni vicine ai valori critici.

In Italia possiamo considerare Torino come esempio di smart city, con l’utilizzo di bus elettrici e sensori di controllo, o l’installazione di una cabina telefonica multiservizio nel 2012.

Tutte queste informazioni, oltre che da sale di controllo municipali, possono essere verificate dagli stessi cittadini semplicemente grazie ad applicazioni da installare sul proprio smartphone

… alla Smart Vineyard

Che questi dispositivi iniziassero ad essere usati anche per l’agricoltura, ed in particolare nella viticoltura, è stato solo il passo successivo, con alcune interessanti soluzioni per l’ìnstallazione di sensori tra i filari. 

Grazie a queste sonde, piccoli oggetti da appendere ai fili del vigneto, si possono tenere sotto controllo la temperatura e l’umidità ambiente, la presenza di muffe e l’umidità del terreno.

Un sensore di questo genere, ad esempio, forse avrebbe aiutato quei vignaioli del centro Italia (in particolare Abruzzo e Lazio) che a fine aprile sono stati colpiti da una gelata notturna improvvisa,  e che ha provocato una perdita anche del 30% di uva che stava in quel periodo nascendo.

Alcune di queste aziende tecnologiche sono italiane, come iXem Lab, che ha già iniziato a sperimentare la Internet of Wine in alcuni vigneti in Piemonte ed in Toscana di proprietà di Gaja. Oltre a recuperare i dati dai sensori, la soluzione prevede anche l’installazione di piccole cam per controllare visivamente quel che accade in vigna.

L’unione delle due informazioni, visiva e numerica, può essere poi verificata via smartphone. Sensori e videocamere vengono alimentati da piccole celle solari, ed ogni cam diventa un nodo di rete per i sensori (fino a 60 per ettaro) installati in vigna, diminuendo i problemi dovuti alla mancanza di copertura dati o wi-fi.

Usare la tecnologia tra i filari

Un piccolo vignaiolo ha spesso incombenze che poco si accordano con il proprio lavoro, come la pesante (e spesso inutile e ripetitiva) attività di riempire i registri di carico, scarico, vendemmia, eccetera.

Ogni volta che si allontana dal vigneto, il viticoltore ha l’ansia di sapere le proprie viti abbandonate a se stesse, senza sapere esattamente cosa accade. 

Una tecnologia di questo tipo può invece aiutare a monitorare attentamente la salute di viti e uva, oltre che a fornire mportanti serie storiche sulle condizioni ambientali che potranno essere utilizzate negli anni successivi, per fare i paragoni tra le diverse annate. 

Questo non significa lasciare la tecnologia a preoccuparsi del vino, ma al contrario aiuta il produttore ad avere un controllo sempre maggiore.

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