Startup per il Wine&Food


Se la nuova frontiera degli investimenti sono le Wine&Food startup, l’Italia potrebbe essere in una posizione ottima, in quanto a contenuti ed inventività.

Non solo e-commerce

Nessuno mette in dubbio la qualità e la varietà dei nostri piatti e dei nostri vini, e la frammentazione che ci contraddistingue ( Flaiano diceva che gli Italiani non sono un popolo ma una collezione), bene, quella frammentazione deve diventare la nostra ricchezza, con la formazione di nicchie ben posizionate nel panorama del mangiare e bere di qualità.

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Non si tratta solo di vendite online, anche se sicuramente questo è un settore in espansione in cui in Italia siamo ancora indietro, con un misero 0.2% di vendite online sulla media mondiale dell’ 1.8%; il Regno Unito è al 6.8% e la Francia al 5.8%. Nel post di Mauro Baccaglio su I Numeri del Vino potete leggere una analisi accurata.

Però se parliamo di startup che si occupano di cibo e di vino, le prospettive si modificano, facendo dell’Italia una componente estremamente dinamica in questo settore, grazie anche ad incubatori ed acceleratori come Luiss Enlabs, per citarne una, e società di venture capital come LVenture Group.

Cibo e Vino per i Venture Capital

La vendita del vino tramite app sembra una strada ormai segnata e piuttosto sicura: se si riesce ad entrare nel market di una di queste aziende tecnologiche, come Vivino di cui ho parlato da poco, o Lot18, o in Italia WineOWine che ha ricevuto da un gruppo di investor capital la cifra di 800mila €.

805956_331c7a92b557408e919a84903c4f8208Se andiamo in Australia possiamo guardare a Vinomofo che in cinque anni ha avuto una revenue di 50 milioni di $ ed ha da poco avuto un finanziamento di altri 19 milioni (sempre in US$ da Blue Sky Venture Capital.

In Sudafrica l’ex CEO della First National Bank, Michael Jordaan, ha deciso di investire una somma non specificata nell’azienda di rivendita online di vino Port2Port. 

Produzioni di nicchia online

In Italia il settore Food&Beverage (ovviamente più ampio del solo Wine, visto che comprende distilati e soprattutto birre), è in forte aumento, soprattutto nel campo del Food Delivery. Ancor più in modo specifico, il segmento che sta dando più frutti, e che comunque sembra più promettente, riguarda le produzioni locali molto specializzate, come formaggi d’alpeggio, farine speciali, confetture di piccole produzioni.

Questo significa che chi cerca qualcosa in rete, non vuole trovare prodotti che potrebbe tranquillamente comprare all’ipermercato vicino casa, ma vuole sempre più avere qualcosa di differente. In un mondo che viaggia velocemente verso il completamento della globalizzazione (giusto o sbagliato che sia), ognuno di noi vuole avere qualcosa che gli altri non hanno.

…finanziare e realizzare programmi di evoluzione tecnologica delle Aziende Agroalimentari che sappiano coniugare le esigenze di comunicazione e marketing territoriale, di efficientamento e automazione dei processi di filiera, di dematerializzazione e di digitalizzazione degli asset informatici. (da TechEconomy)

Trovare e farsi portare a casa una confettura di frutta coltivata sulle pendici dell’Etna, o un formaggio prodotto a 1800 metri, o un vino con una produzione di un migliaio di bottiglie, oggi è il trend del mercato. Certo, del mercato di fascia medio-alta, ossia quello dove ogni produttore vuole, segretamente o meno, cercare di posizionarsi.

E’ quanto hanno ben capito gli australiani Cameron Harris e Steve Mobbs che hanno creato Winery Lane, una società che si è specializzata in piccoli e piccolissimi produttori locali, che spesso non riescono ad accedere ai tradizionali canali di vendita a causa delle loro piccole produzioni.

La cosa giusta, insomma è una strategia win-win

Accelerare subito

Non è certo un caso che Cisco ed H-Farm abbiano dato vita ad un acceleratore denominato, guarda caso, H-Farm Food Accelerator, e che ancora Cisco sia partner tecnologico di Value for Food, società di investimento nell’ambito di startup dedicate al cibo, insieme a Unicredit e Penelope.

Se ne potrà pensare quel che si vuole, ma anche l’EXPO di Milano ha dato risalto alle startup dedicate all’uso della tecnologia nel campo del cibo e del vino, con seminari e conferenze, più un concorso  per presentare allo Startup Europe Summit di Berlino la propria idea innovativa, con lo scopo di avvicinare le nuove tecnologie al mondo del vino. Proprio come sta cercando di fare Web in Vigna.

Come vediamo, quindi, nel vino la tecnologia non entra soltanto in vigna o in cantina (in realtà dovrei cambiare il titolo del blog), ma anche nel settore della ricerca della bottiglia preferita e della rivendita, magari con l’attenzione al piccolo produttore. 

E’ però importante che i novelli startupper, tecnologici o meno, abbiano la possibilità di accedere a fondi di investimento che consentano loro di sviluppare le proprie idee.

Direi che i tempi sono maturi per la creazione di un Wine Accelerator anche in Italia.

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