A quanto pare, i Millennials amano il vino, e amano comprarlo.

Naturalmente online, usando app dedicate, piattaforme di e-commerce, ed iscrivendosi ai wine club, la moderna versione dei cataloghi degli anni ’90.

Il vino non è più un prodotto per pochi snob o per soli intenditori, e seguendo le indicazioni dei wine club o di piattaforme come Wine Searcher o Vivino, può diventarlo chiunque.

Tech startup per il vino

Tra le nuove startup tecnologiche dedicate al vino, troviamo Tasting Room, acquisita da poco da Lot18, noto e-commerce del vino.

È posizionata all’ottavo piano di un grattacielo a Manhattan, come se fosse una società finanziaria, ed i pavimenti sono coperti da decine e decine di bottiglie di vino che i consulenti interni usano per offrire nuove proposte di acquisto ai propri clienti.

Volevamo fare qualcosa di diverso rispetto ai wine club tradizionali, trarre vantaggio dall’aumento del numero delle degustazioni in giro, combinandole con la tecnologia [Craig Davis, Chief Marketing Officer, intervista a Inverse]

È stata fondata nel 2009, ha ottenuto una sovvenzione di Serie A pari a 5,8 milioni di $ nel 2010 ed è stata acquisita da Lot18 nel 2013 (fonte: CrunchBase)

Oltre ad offrire servizi di marketing e logistica ai produttori di vino, la sua particolarità consiste nella distribuzione ai suoi clienti di un set di sei bottiglie mignon con un campione di vini da ordinare.

A quel punto, si possono acquistare i vini già assaggiati, assegnando un punteggio ad ognuno e costruendo così il proprio profilo di wine lover.

Una attenta logistica nella consegna e nel ritiro dei resi completa il servizio. 

Nell’industria del vino, noi stiamo ancora solo scalfendo la superficie [Meredith McManus, Direttore Marketing, intervista a Inverse]

TastingRoom è orientata ai vini di piccole cantine e vignaioli indipendenti, che per poter vendere anche fuori dai propri confini avrebbero bisogno di appoggiarsi ad importatori internazionali, con aumento di tempo dedicato e costi. 

I Wine Angel

Per questo motivo le startup dedicate ai piccoli produttori iniziano ad avere un così buon successo: hanno visto dove c’è un problema e stanno provando a risolverlo.

Un’altra wine tech startup orientata ai piccoli produttori è Naked Wine, nata nel 2008 in UK e con un finanziamento di 10M di sterline nel 2013. Ad aprile 2015 è stata acquistata per 70M di sterline da Majestic Wine, una delle prime aziende del Regno Unito a vendere vino a catalogo, negli anni ’90 cartaceo ed ora online. (dati: Crunchbase)

Anche Naked Wine è dedicata a vignaioli indipendenti o di piccole diminesioni, con un servizio di consegna in 24 ore.

Oltre alla scelta dei vini, chi si iscrive alla piattaforma può decidere di sottoscrivere un abbonamento per diventare Angel, una specie di Patreon per il vino, con alcuni vantaggi personali.

Oltre allo sconto, fino al 50% sugli acquisti, un Angel di Naked Wines riceve una bottiglia gratuita ogni mese, scelta dallo staff, ha un catalogo personalizzato con etichette che non compaiono nel catalogo generale, ed ha la possibilità di andare a seguire degustazioni personalizzate. 

Anche Naked Wines risolve per il piccolo vignaiolo indipendente tutti quei problemi dovuti a logistica e burocrazia, che è un problema non solo in Italia ma anche negli USA e in UK. 

Wine Startup per le piccole cantine

Sotto entrambe le idee, c’è la mission di rendere più agevole acquistare vino online anche da produttori stranieri, fornendo un servizio ad entrambe le parti, produttore e consumatore. 

La tecnologia quindi è un valido supporto per tutti i produttori di vino che non hanno tempo, né soldi, da perdere nelle lungaggini del commercio internazionale del vino.

Piattaforme come Tasting Room e Naked Wines tagliano tutto ‘il grasso in mezzo’, come dice uno dei partner di Naked Wines, Scott Peterson. 

Fino a qualche anno fa, il consumatore esperto leggeva riviste come Wine Spectator, dove poteva sapere di ogni vino ciò che professionisti del settore scrivevano.

Con le piattaforme online la condivisione avviene tra altri appassionati, che possono suggerire altri vini da inserire in catalogo.

È la democratizzazione della scelta del vino.

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