Storia e tradizione sono le basi fondanti del Made in Italy, ma usare la tecnologia digitale per promuoverle sembra ancora un’eresia

È indubbio che il patrimonio di arte, di bellezze del territorio, di buon cibo e buon vino contribuiscono a creare quell’Italian Style per cui siamo, a ragione, conosciuti in ogni parte del mondo. Le nostre città sono tutte città d’arte, dalla capitale al più piccolo borgo degli Appennini, dai Nebrodi alle Alpi.

Naturalmente, questo patrimonio deve essere valorizzato con una manutenzione accorta (e costosa) e soprattutto va esportato usando i canali ed i mezzi che la moderna tecnologia ci offre.

wine communication
Photo by Jason Rosewell on Unsplash

Una storia immobile

Eppure, quando si inizia a parlare di tecnologie digitali associate ai nostri musei, alle aree archeologiche, alla promozione di cibo e vino, sembra di aver toccato una qualche icona sacra, si rischia di passare per blasfemi e di voler intaccare la purezza delle nostre bellezze. 

L’errore è considerare ogni cosa come fosse statica, immobile nel suo disegno e nella sua costruzione, e non come in evoluzione, in accordo con le diverse abitudini e dello stile di vita in generale. 

Tutto questo, giusto per rientrare in tema, vale anche per il vino. 

In Europa l’uso di tecnologie di monitoraggio nelle vigne è ancora scarso, mentre in agricoltura e nell’allevamento l’introduzione di tecnologie digitali è già più avanzato. Niente in confronto a quanto stanno sperimentando in California, in Australia o in Nuova Zelanda, dove l’innovazione tecnologica si sta avvicinando al punto di svolta esponenziale. 

Il vino, si sente dire da più parti, è un prodotto culturale, intendendo con questo un prodotto che porta con se una propria storia, delle abitudini, un ricordo del passato. Del vino, noi amanti andiamo a ricercare l’annata particolare, la vigna vecchia, l’uva autoctona e poco conosciuta.

Il vino, prodotto culturale analogico

Però tutto questo patrimonio rischia di essere sommerso dal marketing che altre nazioni, con meno storia ma più geografia, hanno imparato a fare meglio di noi.

È vero, siamo il Paese che produce più vino al mondo, quasi un quinto di tutte le bottiglie mondiali sono prodotte in Italia. Tra noi, Francia e Spagna ci dividiamo il 45% del mercato. 

Questo patrimonio è sperperato in una folle divisione tra consorzi, Strade del Vino poco più che fantasma, associazioni di vario tipo che, anziché lavorare insieme si fanno concorrenza, sprecando risorse ed energie, e con rare eccezioni (Montalcino, il Piemonte) con nessun punto di riferimento locale.

Le tecnologie digitali sembrano essere un costo anziché un’opportunità.

Questo è un problema.

Comunicazione locale, errore fondamentale

Soprattutto in estate, si trovano eventi culturali che leghino insieme la storia del territorio ed il vino, ma spesso sono solamente una frase messa su un volantino, ed anche se il comune storytelling pubblicitario non fa altro che parlarne, un serio traino tra vino e cultura non sembra esistere.

Niente che costruisca un link tra, ad esempio, i piccoli musei e le vigne, le librerie ed il vino, le mostre d’arte e le etichette delle bottiglie (e se avete notizie diverse, vi prego di farmelo sapere nei commenti).

Ed anche quando virtuosamente si costruiscono questi legami, le notizie si lasciano sul giornale locale, sul telegiornale regionale, su qualche manifesto che si legge per strada.

Tutti mezzi di comunicazione locali anziché globali, così che il turista giapponese, o svedese, o cinese, non ha assolutamente la possibilità di sapere cosa trovare. E nemmeno l’investitore, direi.

Il Digitale non è un costo

Ben venga la campagna che l’ICE (Istituto per il Commercio Estero) ha attuato per la comunicazione del vino, ma si tratta pur sempre di strumenti analogici (un video su YouTube non cambia l’essenza delle cose).

Nel terzo millennio, essere scarsi in comunicazione è un peccato quasi mortale, commercialmente parlando. 

Siti web dedicati al vino malfatti e datati, (presto tornerò ancora sull’argomento con un aggiornamento), diffusione sui canali social lasciata quasi al caso, nessuna interazione con i potenziali visitatori. 

Invece, con una attenta strategia di comunicazione, un uso intelligente dei mezzi che il digitale ci consente (piattaforme video, realtà aumentata, vendita diretta, tour virtuali personalizzati), il vino può essere sul serio uno dei traini per l’innovazione e la crescita di tutto il Paese.

Può essere di stimolo per lo sviluppo di software dedicato, di piattaforme di collaborazione, di aziende tecnologiche per il passaggio da una cultura analogia ad una digitale.

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