Tre motivi per usare i dati nel Wine Marketing

Che i dati e le informazioni siano il nuovo petrolio, ormai non ci sono dubbi.

Le aziende con occhio più attento al mercato hanno da tempo capito che l’analisi del comportamento dei propri clienti e utenti, può portare benefici indiscutibili nella segmentazione del proprio pubblico di riferimento (il target), migliorando l’efficienza delle campagne pubblicitarie e l’offerta di servizi personalizzati.

Negli ultimi 2 anni sono stati generati il 90% dei dati oggi presenti nei database di tutto il mondo, ed ormai per misurare il volume delle informazioni si usano gli exabytes, ossia 1 miliardo di gigabytes.

Retail ed Advertising investiranno più di tutti nei Big Data

I settori in cui vengono fatti i maggiori investimenti per quel che riguarda la Data Analytics sono la Finanza, la Tecnologia e le Telecomunicazioni, seguite da Retail ed Advertising, ossia pubblicità. Quel che più importa è però la previsione di investimento dei prossimi anni, e qui è proprio il settore dell’advertising che investirà più di tutti.

wine marketing e big data
fonte: A competitive weapon for the enterprise (Adobe)

Ognuno di noi lascia le proprie tracce quando naviga in Rete: email, nome, interessi di acquisto, libri letti, commenti alle notizie, la propria rete di amicizie e contatti, i nostri spostamenti, la cronologia dei siti web che visitiamo, sono tutte informazioni che valgono oro per le compagnie che vendono beni o servizi, e naturalmente per quelle che si occupano di pubblicità.

Anche il settore del vino può usare i Big Data, o almeno una analisi quantitativa dei dati; potete leggere la mia intervista a Paul Mabray.

Come usare i Big Data nel Wine Marketing

Ecco tre piccoli spunti di riflessione sull’uso dell’analisi dei dati:

1 – Chi è il wine-lover tipo. Sapere chi è il cliente tipo, l’appassionato dell’etichetta, è un gran vantaggio rispetto alla concorrenza. Fare un’analisi per età e per genere, regione di provenienza, sapere se gli piace viaggiare o no, se acquista al supermercato o direttamente in cantina, individuarne la capacità di spesa, può aiutarvi ad offrire un servizio migliore, o addirittura a crearne uno che prima non esisteva. E se si riuscisse a fare networking con le realtà del territorio, come musei, ristoranti, alberghi, campeggi, e mettere a fattor comune i dati di tutti, conquistereste il cliente per sempre.

2 – Stabilire la strategia di prezzo. Se è vero che il 30% delle campagne sui prezzi si rivela un fallimento, questo vuol dire che si è fatto poco studio sulle capacità di spesa del cliente e sulla sua percezione del costo della bottiglia. Un test sul comportamento dei clienti prima e dopo una variazione di prezzo è indispensabile per capire come si comporta il mercato.

3 – Inviare il messaggio giusto. Se quel che dite non è compreso dal vostro pubblico di riferimento, avrete gettato via soldi e tempo della vostra campagna di Advertising. Così, studiare quali sono i canali maggiormente usati per parlare di vino, capire come se ne parla, usare in modo intelligente gli hashtag (su Twitter e su Instagram), è una condizione essenziale per la riuscita di una buona campagna di marketing.

Non potete certo fare tutto da soli, però iniziando a prendere le email dei visitatori della vostra cantina, capire se rimangono a dormire in un albergo che magari conoscete e che rifornite coi vostri vini, se sono interessati a vedere altre cose del vostro territorio, può essere un inizio per utilizzare le informazioni che i vostri stessi clienti e visitatori vi lasceranno.

Anche avere una newsletter vi aiuterebbe, e potreste raccogliere altri dati.

Non sono certo Big Data, ma con un foglio di calcolo qualunque (anche Open Source, gratis e semplice da usare), potete iniziare a capire la potenza delle informazioni e le molte risposte che possono darvi.

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