Il Vigneto Connesso e le Tech Company

Quando aziende come IBM, Cisco ed Ericsson si interessano al mondo  del vino, significa che qualcosa di grosso bolle in pentola, anzi nel tino.

Ognuna di queste ha, in un modo o in un altro, sviluppato soluzioni o avviato partnership per sperimentare l’utilizzo di tecnologie di trasmissione dati dalla vigna alla cantina e al mercato.

Il Vigneto connesso

Cisco, ad esempio, a Melbourne nel 2017 ha presentato il proprio progetto di Connected Vineyard. Si tratta non solo di monitorare quanto accade nel vigneto, dalle condizioni ambientali alla salute delle uve, ma anche di tenere sotto controllo la quantità di vino prodotto.

Se tutte le aziende vinicole che usano questo sistema condividessero i propri dati in rete, ad esempio depositandoli sul cloud, si potrebbe disporre di una mappatura completa del territorio; condividendo i dati di vendemmia, aziende con un surplus di prodotto potrebbero immediatamente sapere se qualche loro vicino ha necessità di aggiungere uva alla propria produzione.

Chiaro che è un sistema ‘tagliato’ su misura per il mercato australiano, ma la condivisione dei dati si dimostrerà fondamentale entro pochi anni.

Da parte sua Ericsson ha sviluppato una tecnologia per connettere i sensori presenti nel vigneto con una Low Rate Wireless Personal Area Network, ossia una rete wireless personale, ossia chiusa, a bassa velocità. In questo modo si realizza il concetto di Ericsson di Connected Vineyard, ossia una vigna in cui tutte le piante siano collegate. Il test pilota è stato fatto con quattro cantine della Mosella; sono stati misurati temperatura ed umidità delle piante, temperatura ed umidità del suolo, irraggiamento solare. Questi cinque parametri, più la misurazione del contenuto di zucchero e l’acidità, sono tutto quel che serve per individuare il giusto momento della vendemmia.

Bit tra le vigne

IBM ha preferito il Talent Garden di Milano, dove con AIS (Associazione Italiana Sommelier) ha preparato un hackathon di due giorni. Obiettivo, la realizzazione di app per smartphone dedicate al vino, piattaforme di condivisione di esperienze di degustazione, mappe delle cantine e dei territori dove si trovano.  L’iniziativa ha avuto il merito di mostrare ai programmatori un nuovo filone di clienti a cui dedicarsi, e quindi tutto il mercato di opportunità che sta nascendo.

Computer Associates ha usato il principio della Internet of Things per leggere ed elaborare i dati provenienti dal vigneto; ai soliti parametri ambientali si aggiungono i dati delle stazioni meteo e dei droni che effettuano misurazioni georeferenziate.

Dalla Napa alla Silicon

Verizon ha installato centinaia di sensori in Napa Valley, e con un proprio algoritmo prevede se una determinata pianta è a rischio muffa oppure no. Il risparmio di tempo rispetto al tradizionale sistema di girare a piedi attraverso i filari e vedere lo stato delle piante, è stato notevole. Almeno così dice Verizon.

Il monitoraggio di prossimità è il primo banco di prova per questa tecnologia, se si riusciranno a convincere abbastanza aziende che il sistema funziona.

Ancora siamo nella fase sperimentale, la maggior parte delle installazioni sono test e prove pilota; serve soprattutto alle aziende per tarare le proprie soluzioni, ricevere feedback dai clienti, rendere economico ed ammortizzabile in poco tempo tutto il sistema.

Ma le Big Tech si muovono con la loro visione del futuro, e quando riusciranno ad imporre uno standard allora tutti quanti vi si dovranno adeguare. Anche l’industria del vino.

Photo by Jez Timms on Unsplash

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