Se aziende come IBM, Cisco, Verizon, Ericsson e Computer Associates si interessano al mondo del vino, significa che qualcosa di grosso bolle in pentola, anzi nel tino.

Ognuna di queste ha, in un modo o in un altro, sviluppato soluzioni o avviato partnership per sperimentare l’utilizzo di tecnologie di trasmissione dati dalla vigna alla cantina e, in finale, al mercato.

Il Vigneto connesso

Cisco, ad esempio, lo scorso anno a Melbourne ha presentato il proprio progetto di Connected Vineyard. Si tratta non solo di monitorare quanto accade nel vigneto, dalle condizioni ambientali alla salute delle uve, ma anche di tenere sotto controllo la quantità di vino prodotto.

Se tutte le aziende vinicole che usano questo sistema condividessero i propri dati in rete, ad esempio depositandoli sul cloud, si potrebbe disporre di una mappatura completa del territorio; condividendo i dati di vendemmia, inoltre, aziende con un surplus di prodotto potrebbero immediatamente sapere se qualche loro vicino ha necessità di aggiungere uva alla propria produzione.

Chiaro che è un sistema ‘tagliato’ su misura per il mercato australiano, ma la condivisione dei dati si dimostrerà fondamentale entro pochi anni.

Da parte sua Ericsson ha sviluppato una tecnologia per connettere i sensori presenti nel vigneto con una Low Rate Wireless Personal Area Network, ossia una rete wireless personale, ossia chiusa, a bassa velocità. In questo modo si realizza il concetto di Ericsson di Connected Vineyard, ossia una vigna in cui tutte le piante siano collegate. Il test pilota è stato fatto nel 2015 nella valle della Mosella con quattro aziende vinicole, dove sono stati misurati temperatura ed umidità delle piante, temperatura ed umidità del suolo, irraggiamento solare. Questi cinque parametri, più la misurazione del contenuto di zucchero e l’acidità, sono tutto quel che serve per individuare il giusto momento della vendemmia.

Bit tra le vigne

IBM ha invece preferito l’Italia, e precisamente il Talent Garden di Milano, dove in collaborazione con AIS (già, proprio l’Associazione Italiana Sommelier, quella rinnovata) hanno preparato un hackathon di due giorni per la realizzazione di app per smartphone dedicate al vino, che non siano solo la presentazione della scheda tecnica, ma vere e proprie piattaforme di condivisione di esperienze di degustazione, mappe delle cantine e dei territori dove si trovano. Al di là della utilità di queste app, che sono cose già abbondantemente viste, l’iniziativa ha avuto il merito di mostrare ai programmatori un nuovo filone di clienti a cui dedicarsi, e quindi tutto il mercato di opportunità che sta nascendo.

Anche Computer Associates, azienda dedicata da sempre ai sistemi di monitoraggio, ha usato il principio della Internet of Things per leggere ed elaborare i dati provenienti dal vigneto; oltre ai soliti parametri ambientali, vengono usati anche i dati delle stazioni meteo e dei UAV (ossia i droni) che effettuano misurazioni georeferenziate.

Dalla Napa alla Silicon

Per concludere, Verizon (che ha da poco acquistato l’ormai decrepito Yahoo!), in collaborazione con una azienda vinicola della Napa Valley ha installato centinaia di sensori nella vigna, e grazie all’utilizzo di un proprio algoritmo può riuscire a prevedere se una determinata pianta è a rischio muffa oppure no, se ha abbastanza sole o no, e così via. Il risparmio di tempo rispetto al tradizionale sistema di girare a piedi attraverso i filari e vedere lo stato delle piante, è stato notevole. Almeno così dice Verizon.

In ogni caso, il monitoraggio di prossimità inizia ad essere il primo vero banco di prova per questo tipo di tecnologia, perché se si riusciranno a convincere abbastanza aziende che il sistema funziona, il gioco è fatto.

Ancora siamo nella fase sperimentale, la maggior parte delle installazioni sono test e prove pilota; serve soprattutto alle aziende per tarare le proprie soluzioni, ricevere feedback dai clienti, rendere economico ed ammortizzabile in poco tempo tutto il sistema.

Ma queste Big Firms della tecnologia non si muovono senza avere visione del futuro, e quando riusciranno ad imporre uno standard, allora tutti quanti vi si dovranno adeguare.

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