Dagli scienziati agli imprenditori, dalle bellezze del territorio alla grandezza della storia, dalle opere d’arte grandi e piccole alla varietà di cibi e vini: è il Made in Italy.

A parte l’organizzazione, non ci manca niente.

Tutti a correre, nessuno vince

Ognuno di questi aspetti è un cavallo di razza, ognuno corre per conto proprio, in direzioni diverse e talvolta ostacolando gli altri.

Inoltre ogni cavallo corre spesso in modo disordinato e sgraziato, riuscendo a perdere gare che potrebbe vincere senza alcuna difficoltà.

Ho letto nuovamente questo articolo di Donatella Cinelli Colombini, inventrice di Cantine Aperte, produttrice al Casato Prime Donne di Montalcino e alla Fattoria del Colle di Trequanda, insomma Donna del Vino tra Montalcino e Val d’Orcia.

Donatella Cinelli Colombini

L’articolo è del 2013, quindi si potrebbe dire che è datato. Però alcune delle difficoltà che Donatella segnala sono ancora lì, come le troppe Strade del Vino sulla carta ma funzionanti solo in piccola percentuale, la mancanza di gestione centralizzata, le iniziative poco pubblicizzate.

In un articolo del 2016 su Città del Vino si danno alcuni numeri che sembrano indicare una inversione di tendenza. Viene riportato che è scarso l’utilizzo dei media digitali e praticamente è nulla l’analisi dei dati. Tornerò in un prossimo post sull’argomento.

La paura è che tutto rimanga solo un annuncio.  Basta infatti aprire il sito turistico nazionale italia.it per capire che a Roma si dormono sonni tranquilli da molti anni mentre i “cugini d’oltralpe” sono in piena attività rinnovando contenuti e stile di comunicazione. (dal blog di Donatella)

Alcuni di questi ostacoli dovrebbero essere rimossi dalla politica, altri invece potrebbero essere eliminati direttamente dai produttori.

Vino e Turismo: questo matrimonio s’ha da fare o no?

La poca disponibilità delle aziende vinicole ad ospitare turisti, anche solo per una degustazione, è un grosso impedimento allo sviluppo dell’enoturismo.

Nel suo report, Donatella indica in 1.200 le aziende che hanno possibilità di ospitare turisti, su un totale di 21.000 che vendono direttamente in cantina. 

Basterebbero pochi accorgimenti per consentire ai turisti di far visita in azienda, una sala nel corpo principale dell’edificio, direttamente in cantina o fuori. 

Non è necessario farsi ricostruire la cantina da una archi-star, basta fornire i servizi di base a chi viene a visitare le vigne e degustare il vino.

Uso delle lingue straniere, la normale gentilezza di quando si ricevono ospiti, bicchieri a calice sempre puliti e tovaglioli bianchi, anche di carta.

E non c’è nemmeno nulla di scandaloso nel farsi pagare la degustazione, ad esempio scalando poi il prezzo dalle bottiglie che il visitatore acquisterà.

Strategie per l’enoturismo

È importante conoscere bene la tipologia di turisti del proprio territorio, se siano visitatori da una giornata, famiglie in gita per il fine settimana o turisti stranieri con una buona capacità di spesa.

La Wine Data Analytics è alla base, una volta si chiamava indagine di mercato: è la stessa cosa, ma meglio.

E’ necessario catturare il cliente prima di tutto dove fa le sue scelte, ossia sul web. Il turismo in Italia porta circa 3 miliardi di €, molti di loro parlano inglese, svedese, tedesco, cinese o giapponese, ossia proprio i mercati tipici dell’export del vino italiano.

Non pensate mica che a Francoforte o a Manchester leggano il giornale locale della vostra provincia, vero?

Enoturismo online

Un sito web curato e adatto per prenotare una visita, ed una pagina social ben fatta ed aggiornata sono il punto di partenza.  

Poi entrare a far parte dei database nelle piattaforme dedicate al turismo, come Booking o Expedia, o ancora meglio nelle app quali TheFork o WineAround, dedicata alle visite in cantina. 

Avere una newsletter per comunicare con i propri clienti, a cui naturalmente si è chiesto l’indirizzo email durante la visita o nell’iscrizione al sito è ancora importante.

…il valore più interessante offerto da questi sistemi [di analisi dei dati] è la possibilità di misurare il livello di coinvolgimento sviluppato dalla comunicazione online e offline alla quale ogni giorno ti dedichi, che ti permette di capire quali sono i temi che suscitano maggiore interesse, o qual è il linguaggio più immediato ed efficace da utilizzare (dal blog di Marilena Barbera)

La comunicazione è importante, parlare di vino e saperlo fare bene è un valore che aumenta la piacevolezza di un buon bicchiere. E sapere cosa si dice della propria produzione in giro per il web è necessario per offrire contenuti interessanti. 

Lo è anche farsi trovare nelle mappe di navigazione usando uno strumento gratuito come Google My Business, e curate l’aspetto SEO del sito.

Dotatevi di una app personalizzata per prenotare una degustazione con un paio di click e poi chiedere ai clienti di mettere una recensione: è fondamentale per il passaparola digitale.

Enoturismo offline

Muovetevi in un’ottica di economia di condivisione, stringendo accordi commerciali con ristoranti, alberghi, piccoli musei e parroci di chiese antiche.

Cercate piccoli borghi semi abbandonati vicini a voi e coinvolgeteli nelle vostre iniziative.

Ospitate mostre tra le vigne per aiutare un museo che non visita nessuno, vendite di libri per aiutare una libreria che potrebbe chiudere. 

Come dicevo sopra, curate l’aspetto dell’ospitalità, tenendo in ordine la strada che porta all’azienda (certo, qui sono le autorità locali che dovrebbero intervenire).

Indicate gli orari e le date in cui siete aperti e scrivetelo chiaramente sul vostro sito web e sulla pagina social aziendale (NON usate il vostro profilo personale). Se avete necessità, soprattutto nei periodi di maggior affluenza, affidatevi ad una persona che possa aiutarvi.

Come fate a sapere quando verranno più visitatori? Con una app o con un buon servizio di prenotazione. 

In conclusione, di certo c’è molto lavoro da fare, ma visto che tutti si lamentano che questo manca pensate a quante nuove professioni si possono formare con una strategia di collaborazione, e quanto possa migliorare non solo il vostro business (perché voi il vino lo volete anche vendere, giusto?), ma anche quello di tutto l’indotto.

L’economia italiana salvata dal mondo del vino, perché no?

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