Vivino ed il cavatAPPi

Le app dedicate al vino sono sempre più numerose, ma non più di tre o quattro sono quelle che funzionano davvero bene, e tra queste Vivino è la più famosa (e la più redditizia).

Cosa è Vivino

I numeri sono di tutto rispetto: 17 milioni di utenti in tutto il mondo, di cui 1,4 milioni in Italia, con 300.000 scansioni al giorno del suo database di 9 milioni di bottiglie suddivise in oltre 200.000 aziende vinicole; ormai Vivino è diventato il riferimento per chiunque voglia pensare di fare una applicazione per il vino.

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L’idea nasce nel 2009 da due danesi, Heini ZachariassenTheis Sondergaard, ed è sbarcata sull’Apple Store nel 2011 e successivamente su Google Play. Il supporto per Windows Mobile è stato interrotto quest’anno.

Entrambi i fondatori, per loro stessa ammissione non conoscevano nulla di vino. Proprio questa loro mancanza di conoscenza è stata la chiave del successo di Vivino, dice in una vecchia intervista Zachariassen a Forbes, ossia una app per persone normali.

Il nostro utente tipico probabilmente non ha una cantina personale, possiede qualche bottiglia di vino nella credenza della cucina e non è molto interessato a sapere se un vino sia ‘terroso’ o ‘acido’, ma vuole semplicemente ricordarsene per la prossima volta, e magari dare una votazione alla bottiglia.

Continua il vice presidente Torben Mottes sottolineando una cosa importante, e cioè che il 75% dei vini non viene mai preso in considerazione dagli esperti, lasciando così gli utenti con scarse informazioni sul vino che bevono tutti i giorni.

Paese             Num. Cantine              Vini                    Utenti

Francia                    62931                          342733                       915978

Stati Uniti                21266                           152974                     3911978

Spagna                   14391                             84807                       793640

Italia                        34831                           245119                     1440843

Chile                         3472                              31132                      104029

Australia                    9478                             60869                      215282

Sud Africa                 3155                              23074                       74704

I dati sono presi dalla pagina wine-countries del sito di Vivino

Come funziona Vivino

Quando un utente fotografa una bottiglia, l’immagine viene inviata ai server di Vivino che la confrontano con quelle contenute nei propri database. Contemporaneamente un OCR, il software di riconoscimento ottico, legge le etichette e classifica il vino nella foto, per cantina, annata, vitigno, zona di produzione. Il riconoscimento, grazie anche all’aumento di record nel database e quindi dei termini di confronto, è aumentato dal 15% iniziale al 90% odierno.

elance-2I partner tecnologici sono tre: Qualcomm, che fornisce il software Vuforia di riconoscimento delle immagini, ABBYY per il software OCR di riconoscimento del testo scritto, e Dropbox per la parte infrastrutturale e di management. I software di gestione dei dati inoltre utilizzano anche le informazioni sugli utenti, come età, sesso e provenienza geografica, per dare indicazioni di ricerca così da avere miglior corrispondenza con i gusti (in media) degli utenti.

Dipendenti diretti di Vivino sono solo 40, più altri freelance indiani e dell’Europa dell’Est, che si occupano dello sviluppo, gestiti da Elance, una delle più grandi società per i servizi di outsourcing. Un’altra novità nel panorama delle app di riconoscimento del vino è stata utilizzare una società indiana per la gestione dei non riconosciuti, 50 persone che inseriscono manualmente le circa 25.000 immagini al giorno che vengono scartate dai sistemi di riconoscimento automatico. Quando questo accade, l’utente riceve un avviso via email che il vino inserito deve essere valutato, e nell’arco di qualche decina di minuti potrà vedere nel database anche quella bottiglia sconosciuta. Una cosa che fino ad ora le altre applicazioni dedicate al vino non avevano pensato.

Storia della startup

Avere recensioni da parte di utenti non esperti è un plus, in fin dei conti, la valutazione da 1 a 5 stelle un modo immediato di capire il gradimento da parte degli altri appartenenti alla community, e le indicazioni sui punti dove poter acquistare quella bottiglia sono utili indicazioni oltre che una fonte di revenue per l’applicazione, che può contare su un insieme di oltre 11.000 venditori (tra supermercati, ristoranti ed e-commerce) che oltre all’affiliazione pagano 0.35€ per-click sul proprio negozio sponsorizzato su Vivino. I 47 milioni di vini recensiti dal 2010 ad oggi, stanno lì a dimostrare che il sistema sta funzionando.

Abbiamo dovuto trovare la soluzione ad un classico dilemma Comma-22. Sapevamo che non eravamo in grado di riconoscere i vini senza averne le foto, e d’altra parte non potevamo avere foto senza gli utenti, così dovemmo uscire con un prodotto semi-funzionante almeno per iniziare. (dall’articolo di Theis Sondergaard su BeYourself)

L’inizio non è stato semplice, visto che la parte più importante del sistema, ossia il suo database, era desolatamente vuoto.

Il primo partner è stata la catena di supermercati Marsh, presente nell’Ohio e nell’Indiana, e l’accordo commerciale iniziale fu uno scambio di dati e non di denaro. 

Marsh dava a Vivino la possibilità di fotografare i propri vini sugli scaffali ed in cambio aveva un punto privilegiato per fare pubblicità.

Zachariassen e Sondergaard iniziarono così con un elenco di 5000 vini; il database però si popola con le foto delle bottiglie inviate dagli utenti, quindi il problema era: come invogliarli ad inviare le proprie foto?

Il lampo di genio fu di regalare un cavatappi Laguiole a quegli utenti che inviavano più fotografie: in poco tempo l’elenco passò da 5000 a 50.000 bottiglie.

Questa è una cosa da imparare, in particolare sul web: l’utente vuole essere coinvolto, ma per farlo ha bisogno di un piccolo incentivo, che può essere una gara, come per un gioco online, o un gadget come una foto nella ‘Hall of Fame’ del sito, una menzione in un podcast o, appunto, un cavatappi. Semplice, no?

Il modello di business

Attualmente la società dei due danesi ha i propri guadagni dai pay-per-click e dagli accordi con supermercati e ristoranti per inserire i loro vini ed il loro nome nel database. Ad oggi solo il 5% dei vini presenti su Vivino viene venduta online, una quantità piuttosto esigua.

Nel 2013 l’azienda ha ricevuto 10.3 milioni di $ dal fondo danese SEED Capital, mentre l’obiettivo del 2016 è trovare altri 25 milioni di $ per sviluppi successivi, che riguarderanno il settore delle vendite online.

Verrà inserita la corrispondenza tra la geolocalizzazione del cliente e l’indirizzo del punto vendita più vicino che abbia esattamente quel vino nello scaffale.

Tra gli investitori di questa seconda trance c’è anche il CEO di Moet Hennessey, Christophe Navarre.

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