Come progettare il dopo emergenza del settore vinicolo

progettare il dopo emergenza del settore vinicolo

Nonostante tutte le difficoltà, occorrerà iniziare a progettare il dopo emergenza del settore vinicolo. E credo che si può iniziare a farlo prendendo ad esempio il funzionamento di Internet, in particolare la sua resilienza e la sua ridondanza.

Imparare dall’architettura di Internet

In una recente conferenza su Google Hangout, Vinton Cerf, uno dei pionieri della Rete per aver inventato insieme a Bob Kahn il protocollo TCP/IP, ha fatto notare come Internet stia reggendo bene nonostante l’utilizzo massiccio.

E questo è merito di come è stata progettata Arpanet, la rete che durante la Guerra Fredda doveva consentire le comunicazioni anche in caso di distruzione di uno o più nodi.

Cerf sottolinea i due capisaldi della rete: la sua resilienza e la sua ridondanza.

La ridondanza è la caratteristica di avere sempre un nodo di riserva, una via che i bit possono percorrere in caso di difficoltà sul nodo principale.

La resilienza invece è la capacità di adattarsi al cambiamento, senza dover essere riprogettata ogni volta.

Credo che si potrebbe partire da qui per progettare, finalmente, una filiera del vino che possa sopportare periodi neri e difficoltà. E se vogliamo progettare il futuro del settore vinicolo, occorre a mio avviso partire da queste due caratteristiche.

Di certo, usare la leva dei prezzi per ripartire è la mossa più sbagliata. Certo, inizialmente può portare liquidità, far aumentare il circolante. Ma poi, quando il mercato ritornerà ai livelli pre-virus, rialzare nuovamente il costo per bottiglia sarà più complicato. Abbassare i prezzi non è mai la soluzione giusta, dovremmo averlo imparato con quel che è accaduto dal 2008 in poi.

Una rete resiliente, ridondante e solidale

Invece, agire sulle partnership con ristoranti ed enoteche può essere una mossa vincente. Invece di vendere solo la propria bottiglia, si può aggiungere un pacco di farina, una bottiglia di olio, una confezione di carne o di formaggi. Ovviamente presi dal produttore di territorio più vicino, che farà lo stesso col vino della cantina. Insomma, creare un piccolo consorzio di vendita.

Per quel che riguarda i ristoranti e le enoteche, gli alberghi, gli agriturismo, tra i più colpiti economicamente, il discorso è diverso. Ma sempre basato sulla sinergia, sul modo di lavorare insieme. Ad esempio, insieme alla bottiglia di vino venduta online, offrire un vaucher per un fine settimana in un agriturismo, o la prima degustazione gratuita in enoteca. L’uno faccia da traino all’altro, le mani che finalmente si possono nuovamente stringere. 

O aggiungere alla propria bottiglia un piatto confezionato e preparato dal ristorante del paese, chiuso ormai da oltre 30 giorni. E magari consigliare l’abbinamento giusto con quel piatto.

Questa è ridondanza, ossia avere più canali per raggiungere i propri clienti. E vale per le cantine più piccole e per quelle più grandi, per quelle artigianali e per quelle che vendono alla GDO. 

La ridondanza dei canali comporta la resilienza, perché con canali diversi è più semplice adattarsi ai cambiamenti che sicuramente avverranno ‘dopo’.

Quindi, iniziare a curare il proprio sito online, per vendere con l’e-commerce ma soprattutto per comunicare con i propri clienti. Iniziare una newsletter può essere una buona cosa, probabilmente meglio dei soliti canali social. Nella newsletter infatti la comunicazione è più personale, si possono raccontare più cose. Un account social, se non si sa usare come si deve, spesso è solo un aggravio di spese, e progettare il dopo emergenza del settore vinicolo passa anche per la comunicazione.

Nuovi canali per progettare il nuovo settore vinicolo

Diventare partner e fornitori di un wine club può essere una buona idea. Il wine club funziona sulla base dell’abbonamento, il cliente paga una certa cifra mensile e automaticamente gli arrivano due, tre, quattro bottiglie di vino scelte dalla piattaforma. Spesso i wine club vanno a cercare piccole cantine, dove i prezzi di mercato sono ancora sufficientemente bassi da consentire l’arrivo di nuovi clienti. Il problema di percorrere questa strada è che wine club in Italia ancora non ce ne sono, ma questa forse è l’occasione per vederne nascere qualcuno.

Aumentare le possibilità di ospitalità ed incrementare l’enoturismo e la vendita diretta è un altro modo di assicurarsi contro i cambiamenti. Se ci sono problemi logistici per portare il proprio vino ai clienti, si fa in modo che siano i clienti a venire in cantina. E questo significa, ad esempio, dotarsi di un calendario di prenotazioni con cui il visitatore possa prenotare la visita e pagare direttamente online. In tutto questo, il canale mobile, smartphone e tablet, dovranno essere centrali, anche per i dati e le conclusioni che potete leggere qui.

Certo, non ci si può affidare alla prima agenzia che capita. Occorre fare una ricerca accurata, mettersi nelle mani di esperti comprovati. Il rischio altrimenti è trovarsi con piattaforme che non garantiscono assistenza in caso di problemi. Per progettare il dopo emergenza del settore vinicolo occorre affidarsi a professionisti fidati.

Ho sempre pensato che il mercato vinicolo possa essere un traino per le attività locali. Certo, per come sono strutturate, le strade del vino oggi non aiutano nell’evoluzione digitale, i consorzi men che meno. Per questo le aziende vinicole devono approfittare di questo brutto periodo per organizzarsi, per creare una rete locale con altri produttori, agricoltori, ristoranti e alberghi. E perché no, con i musei, con le librerie, con i siti archeologici o storici. 

Un insieme molteplice di canali, di vendita e di comunicazione, senza soppiantare il proprio distributore naturalmente. Anche se a maggio alcune attività riapriranno, alberghi e ristoranti non saranno compresi in questa lista, purtroppo ma comprensibilmente. Ed anche quando potranno ricominciare ad accogliere i visitatori, ci vorrà molto tempo prima di tornare a fare il tutto esaurito. Costruire una rete con loro significa rendere più resiliente e più ridondante tutto il sistema, non solo vinicolo, ma turistico. 

Anche una crisi globale richiede risposte locali. Il vino può essere uno dei driver importanti per la prossima ripartenza, ma solamente se è stato in grado di riorganizzarsi per affrontare il Nuovo Mondo che verrà.

Photo by You X Ventures on Unsplash

 

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