Gli e-commerce del vino sostituiranno le guide

e-commerce del vino

Essere presenti con le proprie etichette su un e-commerce del vino non serve solo per vendere più bottiglie, ma anche come strumento di marketing. Essere presenti su Tannico, su Vivino, su Wine-Searcher, avrà degli effetti positivi sull’appeal verso i consumatori.

Il senso della lista con i migliori vini su Vivino è a mio avviso proprio questo, ossia la classifica stilata dagli stessi consumatori; gli utenti non generano più solo il contenuto, ma stabiliscono anche le graduatorie di apprezzamento.

I commenti sulle piattaforme di e-commerce

Le guide cartacee hanno ancora il loro peso, ma servono quasi esclusivamente agli operatori del settore o a qualche appassionato. La tendenza di questi ultimi mesi ha mostrato un apprezzamento in rapida crescita per le piattaforme di e-commerce del vino, e gli utenti stanno iniziando anche a capire come funzionano. Potete leggere in questo post quelli che ho usato io.

Vivino ha sempre fatto dei commenti degli utenti il suo punto di forza; dal database alle note di degustazione, tutto viene generato dai consumatori stessi. Wine-Searcher, sebbene dedicato più al B2B che al B2C, riporta i commenti e le impressioni dei più noti degustatori. Su Tannico ancora manca questa funzionalità delle impessioni ‘dal basso’, che a mio avviso invece diventerà sempre più importante nel coinvolgimento del wine lover. Forse dopo il recente accordo con Campari, la cosa potrà cambiare.

Questi tre mesi trascorsi in quarantena hanno fatto aumentare l’uso degli e-commerce del vino; piattaforme e app per la vendita di alcolici hanno raddoppiato il loro traffico. Occorre adesso capire come usarle al meglio, e intendo dire devono capirlo i produttori.

La migliore caratteristica delle piattaforme e-commerce sono i commenti degli utenti. Non sono necessariamente commenti da degustatori, anzi non lo sono affatto. Sono i commenti del consumatore comune, nel linguaggio di tutti i giorni, uno dei migliori strumenti di marketing. È il miglior esempio di UGC, User Generated Content, ossia il contenuto generato direttamente dall’utente. I commenti da altri utenti sono più autorevoli della normale pubblicità, e spesso vengono condivisi sui social media, amplificando il messaggio. 

e-commerce del vino, negozio con vetrina

Gli e-commerce del vino non sono utili quindi solamente per acquistare, o vendere a seconda del punto di vista, bottiglie di buon vino. Sono utili perché consentono al consumatore non esperto di capire se un’etichetta è popolare, se vale la pena acquistarla oppure no.

Possono essere utilizzate come quaderno di degustazione, con cui tenere traccia delle bottiglie acquistate e del nostro gradimento. E possono esser consultate in mobilità ad esempio quando siamo al ristorante, o in enoteca, o in hotel.

In questo modo, le piattaforme di e-commerce del vino diventano perciò uno strumento per veicolare il proprio brand. Probabilmente questo è ancora più importante del numero di bottiglie vendute sulle piattaforme, che non possono riempire del tutto il calo dei canali Ho.Re.Ca.

Le guide del vino vengono usate da degustatori professionisti per avere, ogni anno, un manuale da consultare per scoprire nuovi vini. E naturalmente dai ristoranti che vogliono proporre qualche nuova etichetta. Quando partecipavo ai banchi d’assaggio come sommelier, mi capitava spesso di consultare la guida dell’associazione per saperne di più sui vini che stavo servendo. 

Ma la loro utilità probabilmente finisce qui, e certo il normale acquirente non consulta le guide. Anzi, la tendenza sarà quella di cercare nuovi vini proprio all’interno delle piattaforme di e-commerce, dove altri consumatori hanno scritto i loro giudizi.

Sugli scaffali delle GDO, ma anche delle enoteche potrebbe presto comparire, insieme al prezzo, anche il ranking delle più famose piattaforme di e-commerce. 

Questo si chiama usare le possibilità messe a disposizione dalla Rete, anziché cercare di combatterle. Certo, ci può volere del tempo, il mondo del vino è diciamo un po’ in ritardo in questo senso. E modificare filiere e processi in poco tempo non è possibile e nemmeno desiderabile.

Però tutta questa situazione dovrà insegnare qualcosa anche alla wine industry, spingendo tutti gli stakeholder ad iniziare a percorrere la strada digitale del vino.

Foto di cottonbro da Pexels

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