I chatbot per vendere il vino saranno la nuova frontiera?

chatbot per vendere il vino

Stiamo uscendo da lockdown, abbiamo imparato ad usare tutti i tipi di piattaforma di videoconferenza, potrebbe essere l’occasione per usare anche i chatbot per vendere il vino.

Gli acquisti online sono aumentati anche del 50%, e tutte le piattaforme di ecommerce del vino sono concordi su questa cifra. Ad essere maggiormente agevolate sono gli e-shops che hanno una app, come Winelivery o Vivino, per citarne due.  E lo smartphone è lo strumento più usato per viaggiare su Internet, oltre che per fare un sacco di altre cose.

La tecnologia è un elemento che può distinguere la concorrenza;  negli ultimi 10 anni le aziende hanno presentato, con vari gradi di successo,  una grande varietà di implementazioni di tecnologie emergenti.

Chatbot, e sai cosa bevi

Come abbiamo visto queste settimane hanno mostrato quanto le esigenze del cliente siano il maggior driver nelle scelte commerciali. Se le degustazioni virtuali sono state un ottimo piano B per restare vicini ai clienti, sia da parte dei produttori che dei distributori, queste rimangono, appunto, una soluzione di emergenza.

Ci sono però delle evoluzioni possibili, in tutta questa tecnologia, che forse è il momento di adottare.

Secondo Global Market Insights, la dimensione complessiva del mercato per i chatbot in tutto il mondo sarà di oltre $ 1,3 miliardi entro il 2024. Il 47% delle organizzazioni utilizzerà i chatbot per l’assistenza clienti e il 40% distribuirà assistenti virtuali.

I chatbot possono essere uno dei canali principali per interagire in modo positivo con i clienti. Dall’accelerazione dei tempi di risposta al miglioramento dei tassi di conversione, i chatbot possono avere un impatto positivo su ogni reparto di un’azienda. In effetti, molti dei brand mondiali stanno iniziando a usarli in modi nuovi e creativi, come il Winebot Margot di Lidl, nato nel 2018. Gli utenti possono ottenere indicazioni su quale vino acquistare, consigli sull’abbinamento degli alimenti e persino sapere come viene prodotto il vino. Può consigliare oltre 220 abbinamenti alimentari e rispondere a domande basate su 640 diversi tipi di uva.

I chatbot passeranno da semplici query basate sui clienti a interazioni in tempo reale più avanzate basate sulla modellazione computazionale. In parole povere, questo significa che mentre fino ad ora imparano dalle risposte dei consumatori, dopo potranno prendere informazioni dalla Rete. Ad esempio consultando Wikipedia, wine blog e magari anche podcast e video.

Può sembrare fantascienza, ma basta pensare agli assistenti vocali come Alexa o Google Home per capire le potenzialità di questi piccoli software. Le skill di Alexa, di cui ho parlato in questo post, sono costruite proprio in questo modo. Ed esempi di chatbot per vendere vino già si trovano in giro.

Questa tecnologia è cresciuta velocemente negli ultimi anni, unita alle ricerche vocali che sono sempre più usate, la loro potenzialità è evidente.

Sperimentare nuove tecnologie per la wine industry

Tra i problemi più comuni dei chatbot c’è il non capire le richieste degli utenti, il che porta a fornire risposte errate. Per essere visti come una seria alternativa al parlare con un consulente umano, i consumatori si aspettano che le interazioni con un chatbot siano più umane. Come tutte le applicazioni di machine learning, più verranno usati e più il loro apprendimento sarà veloce.

Imparare a parlare di vino è più complicato di accendere una lampadina, far ascoltare un brano musicale o dare le previsioni del tempo. Se le informazioni che il chatbot deve fornire sono relative ad una sola cantina, il lavoro diventa sicuramente più semplice. Le aziende vinicole hanno imparato che la tecnologia può essere d’aiuto, e questo ha consentito di togliere gli ultimi residui di resistenza alle innovazioni. È il momento adatto per sperimentare soluzioni e tecnologie anche per l’industria del vino. 

chatbot per vendere il vino

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