Il futuro delle enoteche nel mondo digitale

enoteche nel mondo digitale

Le enoteche nel mondo digitale ancora non si stanno muovendo come dovrebbero, ma i tempi penso siano ormai maturi.

Parlando con amici proprietari di enoteche, mi rendo conto che nonostante non lo diano a vedere sono preoccupati dal mondo digitale. Spesso si fermano a fare qualche campagna di advertising online, soprattutto su Facebook naturalmente, e qui termina il loro sforzo.

Questo va a tutto vantaggio delle agenzie che si occupano di ADV, naturalmente. Portano parecchi contatti virtuali, ma c’è poca strategia per avvicinare i due mondi, online ed offline. È il solito, annoso problema, della dicotomia fra le due vite, quella vissuta a passeggio per i viali e quella trascorsa digitando cose sullo smartphone.

Per chi ha un business, una attività, unire i due mondi è necessario quanto offrire prodotti e servizi di qualità, spingendo il cliente a tornare lì piuttosto che dalla concorrenza.

Le misure contano, anche in enoteca

Ma come fare, come affrontare il futuro delle enoteche nel mondo digitale? Non c’è una risposta semplice, bisogna dirlo subito e chiaramente. Occorre muoversi di continuo tra la propria attività analogica, ossia stare dietro al bancone e muoversi tra le fiere e gli eventi enologici, e la presenza digitale.

Naturalmente occorre considerare la tipologia di enoteca.

Le enoteche più grandi spesso riforniscono anche i ristoranti; in questo periodo un canale che purtroppo è venuto a mancare, e solo tra qualche mese si potranno tirare le somme. Quindi, è ovvio che si siano rivolte al canale online, cercando di vendere almeno in parte le scorte che avevano in magazzino. Le entrate dell’e-commerce probabilmente non hanno coperto le perdite del canale Ho.Re.Ca., ma almeno hanno fatto girare un po’ di liquidità. Bar e ristoranti assicurano un’entrata sicura e programmabile, la vendita retail non sempre.

Lo shop online quindi va a coprire almeno in parte le mancate vendite del retail, l’acquisto del wine lover seriale o del cliente occasionale. 

L’enoteca di quartiere ha altri volumi e altra clientela. Raramente rifornisce la trattoria o il ristorante della periferia, e quando lo fa i volumi non sono così elevati. La piccola enoteca diventa invece un punto di incontro fra appassionati, un luogo dove passare del tempo a chiacchierare con gli amici mentre si beve del buon vino.

L’e-commerce non è quindi pensato per la loro clientela, ed il calice di vino venduto serve sia come guadagno che come veicolo di marketing per la vendita di qualche bottiglia. 

Nuovi modelli per le enoteche nel mondo digitale

Ma, e questo periodo lo ha mostrato in ogni settore, la via digitale può portare ad aprire nuove possibilità. E questo vale anche per i piccoli esercizi commerciali, anzi probabilmente sono proprio questi che potranno giovarsi di più dalla tecnologia. 

Quel che manca quindi è un nuovo modello di business, da affiancare a quello naturale del negozio, o un nuovo modo di proporsi. Un utilizzo diverso dei social, specialmente quelli visivi come Instagram o YouTube, serate di contest e degustazioni, sono delle semplici possibilità, degli esempi.

Le nuove tecnologie spesso hanno un carattere esponenziale, ossia partono lentamente e poi accelerano fino a superare il mercato esistente.

Non è se accadrà, ma quando, tutto qui, ed il quando sembra proprio arrivato.

Il mondo digitale viene in aiuto permettendo di espandere la propria sfera di conoscenza, offrendo servizi che offline sarebbe difficile fornire. E soprattutto utilizzando i dati che provengono online per individuare meglio le nicchie nascoste dei propri clienti.

Anche il lavoro agile, o smart working, cambierà le abitudini di spesa dei consumatori, almeno negli orari. E occorrerà tenerne conto.

Come dicevo, il percorso non è breve e nemmeno semplice. Ma nel mondo digitale il futuro delle enoteche si va delineando chiaramente, come prova la vicenda di Majestic Wine, che potete leggere qui.

Il mondo del vino è in cambiamento

La nascita dei wine club ha cambiato le cose. Il DTC, la vendita diretta, le ha complicate. Una enoteca quindi dovrà cercare di prendere spunto dalle nuove tendenze e dalle tecnologie innovative per offrire lo stesso prodotto ma nuovi servizi.

Ogni situazione naturalmente è differente, in base alla città, al tipo di etichette sugli scaffali, al budget. 

Si racconta che quando Jeff Bezos ebbe l’idea del Kindle e della vendita degli ebook, uno dei suoi collaboratori gli disse che questo rischiava di distruggere il loro business, che all’epoca consisteva nella vendita di libri fisici.

La risposta di Bezos fu che prima o poi sarebbe successo comunque, e quindi meglio se fossero stati loro stessi ad uccidere il loro stesso business.

La stessa cosa vale per le enoteche. Penso che presto scopriremo che qualche enoteca, forse in California o in Abruzzo, in Nuova Zelanda o in Basilicata, ha trovato un modo nuovo per usare le potenzialità digitali. E sarà allora che capiremo che la curva esponenziale ha superato la crescita lineare.

Photo by Adeolu Eletu on Unsplash

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *